Nga Karlo Kuçi
Rifiuti: qualcosa sempre resta

La lavorazione delle materie ricavate dalla selezione dei rifiuti e’ un tema tecnico molto vasto, i cui dati particolari sono spesso derivanti anche del contesto in cui si opera, e in ogni caso per ogni materiale esistono tecnologie migliori e altre peggiori, usi intelligenti e altri piu’ “furbetti”, e soprattutto esistono specifiche diverse a seconda della tecnologia impiegata e della “purezza” della materia presa in imput dal processo tecnologico.

Facciamo un esempio semplice: da un certo tipo di plastica che puo’ essere trovata nei rifiuti (urbani o industriali) puo’ essere ricavato un granulato utile a produrre altri manufatti industriali, usando quindi una materia prima che ha un costo piu’ basso di quella ricavata dal petrolio. Gia’ all’inizio degli anni 2000 in Albania si raccoglieva (ma anche si importava dall’Italia) un tipo di plastica (polietilene – PE) che, opportunamente rilavorato, consentiva di produrre i tubi di irrigazione, quelli sottili e neri in uso in agricoltura per la produzione di ortaggi e di frutta (e che oggi vengono usati anche per la coltivazione della cannabis).

Quella plastica veniva raccolta dai rifiuti, poi selezionata per eliminare quegli oggetti costituiti da altre materie non compatibili, poi triturata, poi lavata con acqua per levare fango, residui e altre impurita’ solubili, essiccata e messa in una macchina che la fondeva in cilindretti detti “compound” che infine venivano usati come materia prima per le produzioni dei suddetti tubi.

La cosa e’ generalmente positiva da un punto di vista ambientale, perche consente di riutilizzare un derivato del petrolio senza dover usare altro petrolio, che sicuramente non e’ una fonte inesauribile.

Ma sempre da un punto di vista ambientale, se invece di usare il prodotto raccolto tra i nostri rifiuti urbani, usiamo prodotto proveniente in balle da raccolte fatte all’estero, in un ipotetico bilancio ambientale albanese avremo una certa quantita’ di “rifiuti” provenienti dall’estero e non piu’ riciclabili che resteranno in Albania: quelli prodotti dalla selezione e quelli provenienti dalle impurita’ estratte dal lavaggio, per non parlare delle probabili emissioni di gas nell’aria.

Che fine fanno questi rifiuti? Quelli solidi (nella migliore delle ipotesi) verranno conferiti nella discarica comunale, mentre le acque e i fanghi derivati dal lavaggio verranno versate nella rete fognaria pubblica (che solo in rarissimi casi viene trattata in un depuratore) o piu’ probabilmente verranno versate in un qualsiasi corso d’acqua che portera’ tutto al mare. Quindi questi rifiuti anche se li chiamiamo “rimanenze di lavorazione” portano materia inquinante in Albania che, senza l’importazione della “materia prima da rifiuto”, sarebbe rimasto altrove.

Inoltre in Europa un’azienda che lava rifiuti deve essere attrezzata con un suo depuratore e scaricare le acque nella rete fognaria pubblica solo quando queste hanno raggiuto un determinato livello di pulizia, mentre il rifiuto solido prodotto da una lavorazione industriale viene conferito in discarica pagando una costosa tariffa al chilogrammo che diventa costosissima se il rifiuto ha componenti che lo fanno diventare un rifiuto speciale.

Tanto per essere chiari anche i fanghi prodotti da un depuratore delle acque sono considerati rifiuti speciali perche’ contengono una quantita’ di sostanze concentrate, e per questo pagano prezzi altissimi per essere messi in discarica, al punto che vengono strizzati, con una ulteriore e costosa lavorazione, per levare piu’ acqua (e quindi peso) possibile.

Un depuratore per le acque di lavaggio comporta costi molto alti sia per la sua costruzione che per la sua gestione, e comporta pure un costo di controllo costante da parte dell’autorita’ pubblica per analizzare il reale livello delle acque immesse nella rete fognaria. Non siamo per niente sicuri che tutte le aziende riciclatrici in Albania abbiano un depuratore, e anche se fosse, sarebbe molto improbabile che venisse condotto e controllato in modo confacente alla normativa europea.

Proprio qui sta il vantaggio economico del riciclatore albanese rispetto ad uno europeo, in Albania il conferimento in discarica (anche ammesso che questo avvenga) di questi residui, come il costo di depurazione delle acque (quando ci sia il depuratore), e’ di fatto a carico della collettivita’ e non a carico di chi produce il residuo o lo scarico.

L’unico vantaggio reale che il riciclaggio in Albania ha rispetto allo stesso processo sviluppato in Europa e’ quello del costo della manodopera, che in alcune fasi delle varie lavorazioni (in particolare in quelle di prima selezione del materiale) puo’ essere una voce di costo importante.

Ma anche in questo caso c’e’ qualcosa da considerare: le condizioni normative, fisiche ed ambientali (protezioni antinfortunistiche e igieniche, aerazione, disinfettazione) in cui lavorano gli operai albanesi del riciclaggio non hanno alcun confronto con quelle in cui lavorerebbero in Europa nella stessa tecnologia, e il costo inferiore della manodopera e’ generato piu’ da queste mancanze che dal salario piu’ basso. E anche in questo caso il costo si trasferisce sulla collettivita’ sotto forma di maggiori costi per il servizio sanitario pubblico, o meglio (date le condizioni albanesi) si trasferisce sui lavoratori con una loro peggiore condizione sanitaria.

Infine una considerazione meno evidente: il costo delle materie prime riciclate varia molto con la purezza del materiale, nel senso che piu’ e’ puro (cioe’ senza prodotti estranei) piu’ il prezzo di mercato e’ alto, meno e’ puro (cioe’ mal selezionato) meno costa. Un vantaggio derivante dal costo della manodopera in Albania si avra’ solo se le materie importate richiedono una gravosa selezione manuale, ma se richiedono una selezione manuale sicuramente producono uno scarto elevato che, come abbiamo visto prima, finisce per creare un maggior inquinamento in Albania.

Questo deve essere chiaro ad ogni cittadino albanese, ogni processo produttivo basato sul riciclaggio dei rifiuti inquina (nel senso che produce scarichi ed emissioni in ambiente) e quindi, a parita’ degli altri costi, conviene fare quella certa lavorazione dove il costo di queste emissioni e’ piu’ basso (perche’ di fatto lo paga qualcun altro) e il costo delle emissioni cresce con il crescere dell’efficacia dello stato e della sua capacita’ di applicare le normative.

L’alternativa individuata dai grandi interessi industriali e’ “spingere” per modificare le leggi a proprio favore, lasciando il costo finale a qualcun altro, e questo e’ piu’ facile farlo in un paese povero, avido di moneta facile, tecnicamente impreparato e con un governo molto corrotto.