Nga Carloalberto Rossi
Un tenore non politicamente corretto

Nei giorni scorsi il tenore albanese Agim Hushi, che ha raggiuto il successo artistico in giro per il mondo, ha postato sul suo Facebook un invettiva sui difetti dell’Albania, spiegando in modo abbastanza convincente perche’ se ne andava per sempre dall’Albania per andare a vivere in Australia, “in una citta’ da cinque milioni di abitanti dove nessuno conosce il nome del sindaco, e in un paese in cui il presidente e’ ritenuto responsabile anche per il menu’ dei pensionati”.

Prima descrive l’Albania come “una Patria fallita, caduta preda di una casta criminale, dove valore hanno solo i ladri, i truffatori, i nostri ”padri della Patria” con il naso bianco di cocaina.”, infine dichiara di vergognarsi  di essere compatriota di questi.

Apriti cielo! Sui social media e sui vari blog arriva un diluvio di commenti, qualcuno solidarizza e sottoscrive sottolineando che e’ il giudizio di un albanese  di successo e cittadino del mondo, ma la maggior parte si lanciano in controinvettive, condanne e linciaggi vari, accusando il tenore di ogni genere di tradimento.

E’ successo prima e succedera’ ancora, perche’ questo e’ una specie di riflesso condizionato, forse un lascito del sistema comunista, o forse semplicemente un’eredita’ di un secolare isolamento: qui esiste il reato sociale di “vilipendio dell’Albania”, senza alcun riguardo che le argomentazioni possano essere vere o documentate, chi parla male del Paese, parla male del Partito, quindi e’ un nemico, punto. E deve essere escluso, eliminato, espulso, se ne deve andare e lasciarci qui a godere del nostro paradiso (da cui comunque un buon 55% se ne vuole andare a raggiungere quel milione e mezzo che lo ha gia’ fatto).

Subito i vecchi arnesi comunisti, i loro reggicoda, e tanti altri ignoranti trascinati da questi, si scatenano in alti cori accusando il colpevole di vilipendio, cercando, con il loro urlare, di nascondere argomenti troppo scomodi anche se evidenti. La nostra etica prevede che si possano dire solo cose buone, la verita’ non ha importanza.

Non importa che tutti sappiano  che Agim Hushi abbia ragione, che non e’ bello che un paese abbia (indistintamente dal colore politico) una classe politica e dirigente del genere, che ci sia una corruzione diffusa del genere, o simili malfunzionamenti dell’amministrazione, che certi abusi e sopraffazioni a danno dei piu’ deboli siano evidenti e sofferte da tutti o quasi, non importa nemmeno che chi lo ha detto sia una persona di qualita’ civili, che sia albanese o straniero, quando scatta la molla corrono tutti a lanciare le loro accuse, forse ancora temendo che un qualche Segretario del Partito possa sospettare un loro comportamento disfattista e controriformatore.

Questo era il cemento con cui era costruito il consenso ai tempi della dittatura, e questo e’ anche il motivo per cui continuiamo a perdere ogni occasione di riflessione sulla nostra reale condizione, come paese, come popolo, come Patria. E senza riflessione non c’e’ miglioramento.

E chi non ci sta, se ne deve andare, perche’ qui le regole sono queste.

Alla fine ne restera’ uno solo.