Nga Vincent W.J. van Gerven Oei
La propaganda di Rama

Se c’è una cosa che il Primo Ministro Edi Rama non è in grado di gestire molto bene, sono i prestigiosi media stranieri che riferiscono in maniera indipendente riguardo il suo “paese”.

Tre giorni fa, il 19 novembre, la rivista americana Newsweek ha pubblicato un articolo del giornalista albanese-olandese Vincent Triest e del giornalista britannico Will Nicoll, dal titolo “L’epidemia dell’oppio non è solo un problema dell’America: Come un piccolo paese europeo è in mano alla cocaina”.

La risposta da parte del Governo Rama è stata rapida, e ha seguito un ormai familiare approccio in due fasi.

Fase 1: La contro-opinione

Il pezzo scritto da Triest e Nicoll di per sé conteneva poche informazioni nuove. I fatti di cui hanno parlato sono ben noti da diversi rapporti internazionali. In effetti, l’Albania ha uno dei maggiori livelli di consumo di cocaina pro capite, ed anche l’Albania è ancora l’esportatore numero uno di marijuana in Europa.

Ma la risposta del Primo Ministro è stata immediata, con un pezzo pubblicato il giorno dopo sul Financial Times. Il pezzo, intitolato “il crimine della droga albanese è ormai un problema europeo”, ha tentato il seguente ragionamento:

  1. Invece di parlare del maggiore traffico di cocaina ed eroina ha spostato il discorso sui successi del Governo contro la coltivazione di cannabis, a seguito delle forti pressioni internazionali;
  2. Screditare i giornalisti che non raccontano la verità: “Forse perché i giornalisti sono attratti dal bicchiere mezzo vuoto più che da quello mezzo pieno. La verità è che quantitativi record di cannabis sono stati trovati e distrutti”;
  3. Colpa dei paesi “consumatori” della UE che non hanno fatto abbastanza: “I paesi consumatori devono indagare i colpevoli e congelare i proventi dei loro crimini”;
  4. Dipingere sé stesso come una vittima.

Naturalmente, nessuno in Europa è stato convinto da un simile articolo di Edi Rama, visto che non ha affrontato nessuno dei temi presenti nell’articolo di Newsweek, o una qualsiasi delle preoccupazioni espresse nelle capitali della UE. Sanno molto bene che la criminalità albanese è un problema, e stanno contemplando tutte le possibili misure per fermarlo, tra cui quella di ripristinare il regime dei visti.

Ma il suo articolo sul Financial Times non è scritto per i cittadini europei o per i responsabili politici. È scritto per essere presente sulla propria bacheca di Facebook, in modo che i suoi seguaci albanesi possono vedere che anche lui può pubblicare sui prestigiosi media stranieri. Questo è più che sufficiente.

Fase 2: Le calunnie personali

Triest ha parlato ampiamente in passato dell’immigrazione clandestina degli albanesi verso l’UE, ed è stato uno dei primi a parlare della minaccia del ripristino del regime dei visti.

Will Nicoll aveva intervistato Rama nel 2015 per Newsweek. L’articolo, intitolato “Il Rinascimento albanese di Edi Rama”, contiene alcune perle, come ad esempio l’affermazione di Rama che “la polizia è stata devastata dai legami con il crimine organizzato”. Ovviamente, è ancora devastata.

Cito questi dati personali, perché il passo successivo è quello di calunniare personalmente entrambi i giornalisti sui media albanesi.

Invitato nello show televisivo Dritare di Rudina Xhunga, a Triest è stato chiesto di partecipare ad un dibattito sulla questione se le notizie negative circa l’Albania devono essere pubblicate nei media stranieri. L’articolo di Triest è stato quindi etichettato come “negativo”, perchè scredita l’Albania.

Flogert Muça, dal portale filo-governativo Lexo, ha pubblicato un lungo monologo su come Nicoll è stata una “sessuologa” e, pertanto, non conosce niente dell’Albania. Ci sono stati attacchi impliciti sull’età di Triest e sulla sua istruzione all’estero.

Muça ha continuato insinuando che la traduzione “fulminea” dell’articolo in albanese non è stata casuale, perché era stato scritto in albanese e poi tradotto in inglese. In altre parole, l’articolo di Newsweek era stato organizzato con l’opposizione albanese, e quindi è illegittimo.

Un altro punto della conversazione era l’assenza di fonti governative citate nell’articolo. Triest ha citato un problema comune per tutti i giornalisti critici verso il governo, vale a dire che il loro accesso al governo è stato in gran parte bloccato. In risposta, il deputato del PS Musa Ulqini, ha dichiarato che Triest potrebbe aver usato la “piattaforma di co-governo”, “proprio come migliaia di cittadini albanesi,” per presentare un reclamo, “che sarebbe stato affrontato”.

Ulqini, che è un membro della Commissione parlamentare per i media, non capisce che un portale del Governo per i reclami non è certo il posto giusto per un giornalista per ricevere una risposta ad un articolo. I contatti personali con il portavoce del Governo sono a disposizione dei giornalisti in tutta Europa, in modo che un commento, o anche un no-comment, possono essere facilmente raccolti. Questo non è affatto il caso dell’Albania.

Ulqini sembrava, anche, aver memorizzato l’articolo di Rama sul Financial Times, perché a un certo punto ha usato letteralmente la metafora dei “giornalisti sono attratti dal bicchiere mezzo vuoto più che da quello mezzo pieno”. In altre parole, la maggior parte dei partecipanti a Dritare erano lì riuniti per un unico scopo: minare la credibilità di Triest e offuscare i fatti che sono stati portati alla luce.

In tutto questo, il ruolo della Xhunga è stato forse il più problematico. Il suo programma si è trasformato, fin dall’inizio, in un tribunale pubblico. Questo è il ruolo dei “moderatori” sotto il regime mediatico di Rama: dare il via libera ad attacchi personali e alla disinformazione, invece di facilitare un dibattito aperto e leale.