Nga Desada Metaj
Il doppio standard della KQZ

La richiesta della Commissione Elettorale Centrale (KQZ) di ricevere più materiale dalla Procura per decidere la decadenza dei deputati Aqif Rakipi (PDIU) e Gledjon Rehovica (LSI) rischia di trasformarsi in uno spettacolo politico in cui il Consiglio dei Mandati interroga la Procura circa la revoca dell’immunità parlamentare di Saimir Tahiri.

Il ragionamento dei 4 membri della KQZ in cui si dice che i materiali forniti dalla procura sono insufficienti non vale per due ragioni:

in primo luogo, anche se il settore decriminalizzazione è un reparto speciale della Procura, non può fornire la prova a nessuno se non ai tribunali; in secondo luogo, i deputati stessi, tra cui alcuni che non sono stati rieletti, hanno votato chiaramente per una legge che afferma che “fornendo false, incomplete o inesatte informazioni nel modulo sulla decriminalizzazione si va incontro all’immediata esclusione”.

La richiesta della Procura contiene casi in cui i deputati di cui sopra erano stati indagati dalla polizia italiana. Anche se i dettagli possono sembrare banali o semplicemente dimenticati, occorre precisare chiaramente che il loro mandato non è a rischio a causa delle loro condanne per furto in Italia, ma perché non hanno riferito di questa condanna nel modulo sulla decriminalizzazione..

I casi di Shkelqim Selami e Dashamir Tahiri, condannati in Italia, sono molto simili e, in entrambi i casi, la KQZ ha deciso di revocare i loro mandati. Nel caso di Rakipi e Rehovica la KQZ si sta comportando diversamente e tutto questo sa di un doppio standard.

A nessun membro della KQZ e a nessun deputato è permesso di giudicare le prove della procura, soprattutto perché queste possono contenere informazioni che sono sensibili e rilevanti per il procedimento penale iniziato contro entrambi i deputati.