Nga Enas Haxhia
La nostra non-integrazione europea e la nostra non-reazione

Secondo le statistiche della Commissione Europea, la prossima ondata di allargamento dell’Unione Europea si verificherà nel 2025 e i paesi beneficiari saranno il Montenegro e la Serbia. Mentre ci si aspetta che l’Albania, la Macedonia, la Bosnia e il Kosovo avvieranno i negoziati nello stesso periodo.

In Albania questa notizia è poco nota. Nessuno ha reagito, nessuno ha commentato, e così un altro evento che ha danneggiato il Paese è passato inosservato. Dico un altro evento, perché in 27 anni molti governi hanno agito contro gli interessi dell’Albania e dei suoi cittadini, ma la reazione è stata minima, quasi inesistente.

Qui io non voglio commentare il motivo per cui una piccola repubblica come il Montenegro, con tutti i suoi problemi incombenti, sta riuscendo nel processo di integrazione, facendo diventare realtà i sogni dei suoi cittadini, e non voglio nemmeno commentare come la Serbia, che nel corso di un decennio è stata direttamente coinvolta nelle guerre della ex Jugoslavia, viene integrata più velocemente di noi. Il mio punto è: come mai una nazione che finge di essere la più filo-europea nella Regione, non reagisce.

Non mi ricordo bene quando, ma credo che fosse nel 1995, quando per la prima volta è stato condotto un sondaggio tra i cittadini albanesi volto a conoscere il loro ottimismo verso l’integrazione europea. Il risultato è stato sorprendente, con un approssimativo 95-96% degli intervistati che ha detto di volere l’Albania all’interno della Comunità Europea. Oggi quella cifra è diminuita, ma resta comunque al 92-93%.

Rispetto alla Serbia, dove in un sondaggio simile solo il 47% della popolazione si è detto favorevole all’integrazione europea, gli albanesi hanno senza dubbio un desiderio più grande di integrazione nella UE. Tuttavia questo enorme desiderio contraddice la realtà. I governi albanesi, in particolare il Governo rinascimentale di Rama, hanno minato la strada e l’enorme voglia degli albanesi di integrazione europea, lasciandoli molto indietro e nell’ignoto.