Il nuovo teatro delle vecchie bugie

Con una voce quasi esitante Edi Rama ha introdotto la presentazione del progetto del nuovo Teatro Nazionale, destinato a sorgere al posto del vecchio Circolo Skanderbeg, che il disinformato architetto danese Bjarke Ingels, autore del progetto, ha definito ancora una volta “baracche militari”.

Il Primo Ministro albanese ha informato il “selezionato” pubblico presente che il progetto sara’ costruito in tre anni e sara’ realizzato tramite una PPP che a sua volta sara’ definita e garantita con una legge del Parlamento.

Secondo i dati forniti da Edi Rama il teatro avra’ una sala principale da 620 posti, contro i 430 attuali e due sale “black box”, cioe’ due piccole sale (200 mq) senza palcoscenico ma con le attrezzature luci di scena dove si possono fare prove o rappresentazioni per un pubblico limitato.

Il progetto occupera’ circa 3000 mq, cioe’ la meta’ dell’area di pertinenza del vecchio Teatro Nazionale, perche’ l’altra meta’ andra’ a compensare l’investimento sostenuto da un privato, dichiarato in 30 milioni di euro, che si rifara’ della spesa costruendo un enorme cubatura presumibilmente (almeno fino ad oggi) destinata ad uffici.

L’autore del progetto, Bjarke Ingels, archistar dalla fama consolidata e appartenente al solito circuito internazionale degli “artisti” amici di Rama, ha presentato poche immagini in cui si vede il bizzarro edificio come se fosse isolato ed inserito esclusivamente tra il Ministero dell’Interno e la Galleria d’Arte, proponendo attraenti prospettive di spazi vuoti alberati e pedonali che in realta’ non potranno mai essere fruiti dai cittadini perche saranno occupati dalle enormi cubature di edilizia commerciale necessarie a recuperare l’investimento che il costruttore dovra’ fare nel teatro.

Un progetto simile infatti richiederebbe di essere inserito in ampi spazi aperti, ottenibili forse sul nuovo boulevard, ma non certo di essere affogato in mezzo ad altri edifici, alcuni bassi e d’epoca, altri ancora da realizzare ma presumibilmente altissimi.

Lo stesso Rama ha affermato che il teatro sara’ “senza torri”, ma che se anche avesse le torri non ci sarebbe niente di male, e che gli altri 3.000 mq di proprieta’ pubblica saranno utilizzati per la costruzione di altri edifici privati.

Il problema, da un punto di vista economico e urbanistico, e’ che in quella zona normalmente vengono concessi al massimo 4 metri quadrati di costruito per ogni metro quadrato di terreno, il che limiterebbe la costruzione “privata” a “soli” 12.000 mq, nel qual caso il costo di ogni metro quadrato della parte privata sarebbe gia’ gravato di 2.500 euro al metro quadrato solo per il terreno.

Questo calcolo rende evidente che, per rientrare in valori accettabili al business, i metri quadrati costruiti nella parte privata saranno necessariamente molti di piu’, e che quindi non restera’ molto spazio libero, e che probabilmente la costruzione “privata” dovra’ svilupparsi su altezze importanti.

Il progetto, essendo collocato al centro dell’unica area pedonale della citta’, comportera’ un lungo cantiere assai scomodo per la zona, con centinaia di mezzi pesanti che distruggeranno una pedonalita’ appena realizzata e anche successivamente provochera’ molti problemi di accesso e di traffico a tutta la zona.

Ma il crimine urbanistico storico non si ferma per cosi’ poco, e l’ennesimo attentato alla memoria della citta’ sara’ celebrato come se fosse un successo del progresso.