Il teorema della congiura russa (2)

Le insinuazioni sul coinvoglimento russo nella politica albanese, ormai diventate vere e proprie affermazioni (anche se, come ampiamente dimostrato dalla nostra analisi precedente, totalmente prive di prove e forse pure di indizi), continuano sia da parte dei veri “tromboni a mezzo stampa” del governo socialista che da parte di vari esponenti politici anche storicamente appartenenti all’opposizione democratica, ognuno con il proprio malcelato scopo, chi di alzare cortine fumogene per far scivolare via senza troppi danni la questione della cocaina sequestrata a Maminas, chi invece per indebolire la posizione di Basha nel Partito Democratico.

Addirittura sui giornali appare la notizia di una indagine dell’FBI sul lobbista Nick Musin, quello che ha assistito uffcialmente Basha e il PD, e che contemporaneamente ha incassato dalla ormai famosa societa’ offshore scozzese molti altri soldi per servizi di consulenza da lui poi dichiarati a favore del Partito Democratico.

I giornali della propaganda socialista alludono che questa indagine dell’FBI sia per aver ricevuto soldi dai russi, ma a oggi non si hanno prove ne’ che l’indagine ipotizzi un pagamento da parte dei russi, ne’ ancora meno che tale indagine americana esista davvero, e tutta questa “tempesta russa” appare sempre piu’ orchestrata proprio per creare una grande confusione e, tramite questa, veicolare il concetto, destinato a rimanere impresso nella memoria dell’elettorato, del grande tradimento anti-americano.

Anche Rama, cercando di alimentare il turbine e la confusione, continua a lanciare frecciate contro Basha, come se il fatto (il complotto Basha – Trump – Russi) fosse vero e scontato, invitandolo beffardamente a presentarsi in Procura, proprio quella procura “indipendente” che, a evidente comando del governo, apre sollecitamente una indagine partendo da una notizia del tutto infondata.

L’unica indagine che forse la procura albanese potrebbe fare a carico del PD e’ pero’ su un tema in cui nessuna forza politica in Albania, e men che meno i socialisti, ha voluto finora fare chiarezza, e cioe’ il tema del finanziamento dei partiti politici.

Le ultime due campagne elettorali, amministrative del 2015 e politiche del 2017, hanno mostrato al popolo albanese un Partito Socialista ricchissimo che organizzava meeting e concerti con profusione di mezzi, di maxischermi, di artisti dall’ingaggio costosissimo, il tutto per una spesa complessiva molto ma molto superiore ai fondi dichiarati nelle dichiarazioni obbligatorie alla Commissione Elettorale Centrale.

Su questo tema ci sono stati pure vari richiami dell’OSCE, prima non rilevati in una mancata riforma della legge elettorale, e poi lasciati cadere nel nulla, ma e’ evidente a tutti che, se anche i partiti dell’opposizione avessero preso qualche soldo “in nero”, cioe’ non dichiarato, allora il partito di governo ne avrebbe presi, e spesi, enormemente di piu’, e se questo fosse il tema dell’indagine della Procura albanese, e se questa volesse davvero apparire indipendente, allora dovrebbe aprire una indagine su tutte le forze politiche, partendo proprio dal Partito Socialista.

Riassumendo: i russi evidentemente non c’entrano ed e’ assolutamente velleitario (per non dire strumentale) che la Procura albanese indaghi su questo, mentre l’unica ipotesi di reato per giustificare una indagine sul PD, cioe’ sul finanziamento illecito perche’ non dichiarato, si incaglia su due ostacoli quasi insormontabili: la societa’ offshore scozzese non risulta aver legami diretti con l’amministrazione del PD, e l’eventuale infrazione delle norme sul finanziamento dei partiti come ipotesi di reato accomunerebbe tutte le forze politiche, ma con maggiori evidenze proprio per il Partito Socialista.

Il risultato finale di tutta questa “urgente” campagna di diffamazione sara’ soltanto quello di rendere evidente a chiunque che la Procura albanese, sotto la guida di quell’Arta Marku scelta e decisa unilateralmente dal governo, e’ esattamente sotto il controllo e l’influenza del Partito Socialista.