Nga Carloalberto Rossi
La falsa discussione “con pedaggio o senza pedaggio”

Come per incanto, dopo la pioggia di investimenti pubblicitari messa in atto dal concessionario oligarca, il dibattito sulla Strada della Nazione si e’ subito orientato “sui canali giusti”, quelli cioe’ che devono convincere tutti che il contratto di concessione e’ una necessita’ e un bene per la nazione.

Immediatamente i rappresentanti dell’opposizione si sono addolciti, concentrando la loro pressione sulla liberazione dei manifestanti ancora trattenuti dalla giustizia, mentre quelli della maggioranza si stanno esibendo in una ipocrita quanto tardiva consultazione con il pubblico delle zone che sarebbero piu’ penalizzate dal pedaggio. Tra questi il Ministero dei Trasporti che, ovviamente, sostiene che la discussione non e’ tra pedaggio e senza pedaggio, perche’ la manutenzione della strada deve essere pagata e quei soldi non ci sono.

Infine lui, come tutti gli altri, sostiene che serve una “negoziazione forte” con il concessionario per trovare una soluzione di compromesso, mentre tutti i media si affrettano a citare cittadini ed esponenti pubblici della zona di Kukes che sostengono che il pedaggio e’ giusto, ma deve essere ragionevole.

Questo e’ un altro tremendo imbroglio ai danni dell’opinione pubblica.

E’ ovvio che la manutenzione deve essere fatta e pagata, molto meno ovvio e’ che debba essere pagata con il pedaggio. Molte altre sono le infrastrutture pubbliche per le quali il budget dello stato spende soldi di manutenzione, e in molte e’ facilmente identificabile l’utente beneficiario, quindi sarebbe semplice chiedere un “pedaggio” per finanziare la manutenzione, invece questa rimane a carico del budget. A parte le strade e le ferrovie, ci sono scuole, ospedali, biblioteche, tribunali, musei, perfino il COD presso la sede del Governo. Anche il verde (o le palme) attorno alla strada Tirana – Durazzo costa milioni di euro all’anno, anche la manutenzione del Parco del Lago la paga il budget.

Inoltre non esiste, e comunque non servirebbe, questa “negoziazione forte” con il concessionario, perche’ il contratto approvato prevede che il governo paghi a parte al concessionario il traffico che “per motivi di emergenza” non dovesse pagare il pedaggio e infine il contratto garantisce al concessionario l’integrazione del fatturato fino ad un minimo tabellare previsto per ogni anno per i prossimi 31 anni, quindi ogni sconto o esenzione che il concessionario, su pressione del governo, dovesse concedere agli abitanti di determinate zone, o a determinate categorie di automezzi, finirebbe per ricadere sul budget dello stato.

Allo stesso modo non esite la discussione di far pagare secondo la lunghezza della tratta usufruita, perche’ questo stravolgerebbe il piano degli investimenti a carico del concessionario che dovrebbe realizzare (e gestire) molte altre barriere.

Il punto centrale della questione e’ infatti un altro: sia la costruzione delle opere mancanti, sia la manutenzione, che la eventuale riscossione del pedaggio a favore delle casse dello stato, potevano essere regolarmente (e legittimamente) affidate a normali e separate gare d’appalto, in regime di reale concorrenza sul prezzo del servizio o dell’opera, e con tempi e modalita’ contrattuali piu’ ragionevoli (un contratto di manutenzione di 31 anni e’ semplicemente ridicolo sia da un punto di vista economico che da quello giuridico), ottenendo enormi risparmi, maggiore controllo, maggiore possibilita’ dell’ente pubblico di correggere gli errori di impostazione e di scelta del fornitore del servizio, con la sola condizione aggravante di un piccolo aumento del debito pubblico. Inoltre la necessita’ tecnica di garantire la stabilita’ finanziaria del concessionario e’ stata risolta con l’artificio del ricorso ad una complessa polizza di assicurazione, accorgimento contrattuale moderno e sofisticato, ma reso ridicolo ed inutile dal fatto che una tale garanzia patrimoniale potra’ essere ancora una volta sullo stesso patrimonio del concessionario, che fra le tante attivita’ esercita pure quella di assicuratore.

Invece tutti questi servizi sono stati aggiudicati in una unica gara che richiedeva alle aziende partecipanti un grande capitale e una grande esperienza (parametri oggi verificati come fasulli dalla successiva variazione dell’azionariato della societa’ concessionaria) in modo da limitare la partecipazione, e la gara e’ stata valutata di fatto al rialzo invece che al ribasso, premiando di fatto chi proponeva l’investimento piu’ alto, dimostrando che a parita’ di pedaggio era piu’ conveniente. Ma l’investimento altro non e’ che il prezzo di realizzazione dell’opera da parte dello stesso concessionario. E cosi’ anche in questo caso esiste un vero ricorso al debito pubblico, per garantire i flussi di incassi minimi, con l’aggravante di partire da numeri di fatto gonfiati.

Per questo tutte le discussioni sul livello del pedaggio sono solo strumentali, e servono per distrarre tutto l’elettorato albanese dal vero problema. La discussione sul livello del pedaggio, infatti, serve solo a decidere chi deve contribuire di piu’, se gli abitanti di Kukes e i turisti kosovari, oppure tutti i contribuenti albanesi, lasciando invariato il profitto, ingiusto e corruttivo, del concessionario.

La vera discussione, o meglio il vero crimine economico e corruttivo, e’ come si sia formata una tale impostazione contrattuale e come sia stato possibile aggiudicare e lasciare tale contratto ad un aggiudicatario oggi privo dei requisiti tecnici e patrimoniali.

Questa e’ la discussione che deve interessare la magistratura e la politica, e in definitiva tutti i cittadini, il resto sono cortine fumogene per nascondere il vero problema.