I pesci grossi hanno catturato la riforma della giustizia

Dopo mesi di annunci e speranze dei “padrini” della riforma della giustizia, all’improvviso qualcosa si muove: un ex-ministro degli interni agli arresti per via dei cugini narcotrafficanti, il ministro suo successore e’ sotto accusa da parte di opposizione e stampa per un fratello narcotrafficante, un ex procuratore generale e’ indagato per non aver dichiarato 2.000 euro in frontiera e presto partira’ per lui un ordine d’arresto internazionale, vari magistrati sono stati esclusi dal vetting, e per qualcuno di loro si parla di apertura di casi giudiziari.

Casi giudiziari che invece non si aprono per gli evidenti crimini finanziari di ARMO, o per il fratello latitante e narcotrafficante del Ministro degli Interni nonche’ “padre” della riforma della giustizia.

L’ambasciatore americano considera Tahiri e Llalla due pesci grossi e cerca di contrabbandarli come i primi successi della “sua” riforma della giustizia, mentre solo Agron (o Geron) Xhafaj dimostra di credere nella “sua” giustizia e seraficamente procede a denunciare alla Procura i deputati dell’opposizione per calunnia.

Come spesso succede in questi casi, tutti cercano di vedere gli aspetti che piu’ gli aggradano, e soprattutto quelli che dimostrano le loro ragioni, ma quello che appare al lettore e al cittadino e’ piuttosto diverso dalla narrazione del governo e dei suoi alleati o complici.

Non e’ stata la riforma della giustizia mirabilmente gestita da Fatmir Xhafaj con l’assistenza di questi misteriosi consulenti internazionali come OPDAT e EURALIUS a rendere possibile quello che sta succedendo, anzi e’ proprio il contrario.

Se Tahiri e Xhafaj oggi sono in difficolta’ perche sono stati svelati i loro legami strutturali con il narcotraffico, questo non e’ affatto un risultato della riforma della giustizia, e nemmeno di quella “societa’ civile” richiamata da Donald Lu, ma e’ esattamente un effetto della lotta dell’opposizione e di qualche media realmente indipendente.

Dall’altro lato se la “riformata” giustizia albanese non riesce ad indagare i fratelli Xhafaj, o procede disciplinatamente all’arresto di Tahiri quando serve al governo, oppure perde tempo a cercare di indagare Adriatik Llalla per imputazioni risibili, e’ proprio perche’ e’ sottoposta all’indebita pressione di forze esterne, le quali, dopo aver intimidito i funzionari della giustizia con la minaccia del vetting, adesso ricorrono alla loro posizione di forza per richiedere obbedienza cieca ed assoluta, cioe’ l’asservimento della giustizia, pur dichiarata come riformata, ai loro disegni di dominio politico o, come nel caso di qualcuno, di semplice soppravvivenza.

Sono i veri “pesci grossi”, o per utilizzare la definizione data a suo tempo dal Ministro degli Interni Italiano Minnitti, gli “intoccabili”, quelli che hanno approfittato della riforma della giustizia, deformandola al loro servizio anziche’ al servizio della verita’ e del paese.

Non e’ stata la riforma della giustizia a catturare i “pesci grossi”, sono i “pesci grossi” che hanno catturato la riforma della giustizia.