Nga Carloalberto Rossi
La corruzione della riforma anticorruzione: il vetting sulla pelle dei bambini

La notizia, confermata da piu’ fonti affidabili, e’ che in almeno due casi, persone che si occupano delle indagini e degli accertamenti collegati al processo del vetting dei magistrati, si sarebbero recate nelle scuole dei figli minorenni di almeno un giudice e di almeno un procuratore, facendo chiamare i loro figli per fare loro domande sul tenore di vita della famiglia, in un caso arrivando a toccare l’abbigliamento del bambino per verificare se fosse di materiale costoso o pregiato. Il tutto senza informare o far assistere un famigliare o almeno una persona professionalmente adeguata, come ad esempio uno psicologo, per evitare di scioccare il bambino.

Questo fatto avrebbe comprensibilmente provocato negli “indagati” e nei loro familiari una reazione di paura e di intimidazione, al punto da non voler reagire formalmente per evitare conseguenze nel processo del vetting, ma la diffusione di questa notizia all’interno degli ambienti della magistratura ha profondamente irritato alcuni magistrati quando ne sono venuti a conoscenza, mentre altri hanno preferito non commentare, come se la paura di eventuali conseguenze avesse gia’ cominciato a fare effetto.

A dimostrazione che l’allarme e’ vero, una richiesta di informazioni e’ stata avanzata nei giorni scorsi dall’Avvocato del Popolo, competente per le violazioni dei diritti umani e dei diritti dei bambini attuate da istituzioni pubbliche, agli organismi di gestione del vetting, a oggi ancora senza risposta.

Appare semplicemente enorme e scandaloso che una procedura costituzionale finalizzata al controllo dell’integrita’ personale dei magistrati, per di piu’ realizzata con l’assistenza e il coordinamento di magistrati internazionali, possa agire con i modi delle peggiori polizie politiche, mai raggiunti nemmeno dalla Sigurimi comunista, arrivando a violare i diritti dei minori con modalita’ di accesso espressamente vietate dalla legge ai magistrati stessi nell’esercizio delle proprie funzioni.

Per di piu’, per raggiungere la legittima finalita’ del vetting non e’ sicuramente necessario aggiungere questo tipo di indagini, del tutto aleatorie nel risultato, quando gli accertamenti partimoniali e la storia dell’operato del singolo magistrato possono fornire indizi e prove molto piu’ consistenti.

Se e’ comprensibile e in definitiva anche accettabile, sia pur con le necessarie cautele, che gli accertamenti del vetting prevalgano in qualche modo sul diritto alla privacy di un magistrato, l’interrogatorio a tale scopo dei figli minori senza l’ausilio di un famigliare e di uno psicologo e’ sciocco, crudele, inaccettabile e del tutto ingiustificato, e infine in netto contrasto con le cautele previste dalle norme di procedura penale albanesi per le testimonianze raccolte dai minori, come previste dalla Legge 37/2017. E se tali cautele sono obbligatorie per interrogare un minore coinvolto in un crimine penale, sia esso un esecutore o un semplice testimone, a maggior ragione devono applicarsi ad una procedura, pubblica anche se extragiudiziaria, in cui si cerca di ottenere da un minore nemmeno coinvolto in un crimine informazioni da usare contro la sua famiglia.

Paradossalmente l’approvazione della legge 18/2017 “Sui diritti dei minori” e’ proprio uno dei pochi argomenti a favore del governo albanese  riportati nel Rapporto della Commissione Europea sui progressi dell’Albania verso l’adesione alla UE.

Forse i cosiddetti esperti internazionali della Missione di Monitoraggio euroamericana dovrebbero rendersi conto che un simile fatto dimostra la volonta’ di taluni soggetti preposti dal governo alla realizzazione del vetting di creare un clima di pressione e di minaccia su tutto il corpo della magistratura, per indurrre una remissiva sottomissione a determinati poteri gestiti politicamente. E la totale mancanza di trasparenza sulle modalita’ di indagine del vetting aumenta questa percezione.

Non puo’ essere questa la “giustizia” che ci porta in Europa.