Nga Carloalberto Rossi
La zuppa russa di Lu & Rilindja

Il sistema di propaganda di Rilindja sta perdendo la lucidita’ e, usando la sua arma piu’ fedele, Shqiptarja.com, ha deciso di attaccare direttamente il Presidente della Commissione Affari Europei del Bundestag, Gunther Krichbaum, accusandolo di aver fatto la tratta dei bambini orfani dei paesi dell’Est Europa e di essere un emissario pagato dai russi, oltre che ovviamente da Basha. Una aggressione in vero stile comunista ad un deputato della CDU reo di aver ricordato che, per ottenere l’inizio dei negoziati, l’Albania deve ancora realizzare le condizioni previste. Insultare Krichbaum alla vigilia di un voto del Bundestag sull’apertura dei negoziati, visto il suo decisivo incarico politico sulla questione, non sembrerebbe una grande idea, ma da esattamente la misura del nervosismo attuale.

Contemporaneamente il Ministro della Difesa, Olta Xhacka, in una visita negli USA ha chiesto all’alleato americano di aprire una base militare in Albania, per difenderla dall’aggressione russa e islamica, sostenendo che l’Albania ha dimostrato di essere un partner degno ed affidabile della Nato. Quello della base americana in Albania e’ un mito usurato da decenni, e l’offerta del cantiere navale di Pashaliman dimostra come tra la Xhacka e i suoi consiglieri non ci sia la minima idea di cosa puo’ servire veramente alla Flotta americana, ma soprattutto quello che la Xhacka non riesce a spiegare e’ perche’ dovrebbe servire una presenza americana se il paese e’ “affidabile”.

Poco tempo prima, sempre lo stesso media di Rilindja aveva scatenato una grande polemica ripubblicando una presunta indagine della rivista americana Mother Jones che sosteneva che i russi avrebbero pagato per far fotografare Basha con Trump in piena campagna elettorale albanese. Al di la’ dell’assoluta mancanza di indizi sull’esistenza di tale pagamento, ampiamente argomentata da Exit.al, manca pure il nesso logico tra il presunto pagamento e il risultato presuntamente atteso dai russi, cioe’ la destabilizzazione del paese. Ma l’importante era ancora una volta di poter continuare a sostenere, magari anche confusamente, che l’opposizione albanese gioca con il nemico russo, minando la fedelta’ atlantica dell’Albania.

Poco dopo l’ambasciatore americano Donald Lu rilascia interviste per dire che l’ambasciata americana segue con molta attenzione i movimenti russi nei Balcani, e considera questo un fenomeno molto preoccupante, alludendo ad una intenzione russa di condizionare le elezioni in un paese Nato come l’Albania, lasciando cosi’ trapelare una sua conferma sull’esistenza di un vero “problema russo”.

In America invece, nonostante l’inchiesta federale sul tema “interferenze russe” sia praticamente bloccata dalla mancanza di prove e di argomenti, il Partito Democratico (americano) continua la sua crociata contro Trump depositando una denuncia per il coinvolgimento di mezzo mondo con i russi che avrebbero operato per condizionare l’elezione di Trump, e la conseguente sconfitta di Hillary Clinton.

Dalle cronache albanesi emerge invece ancora uno scandalo/truffa nel settore petrolifero, e ancora una volta i personaggi coinvolti, oltre ad essere strettamente legati al governo di Rilindja, sono tutti provenienti da paesi dell’ex Unione Sovietica, e lo scenario che si intravvede e’ quello di un vorticoso groviglio di responsabilita’ politiche ed interessi privati che sicuramente coinvolgono i maggiori operatori albanesi del settore (ovviamente legati a doppio filo al governo, da Kastrati a Beso di Taivan con le sue sempre nuove societa’ off-shore) con una serie di altri operatori off-shore, tra cui la mitica Gunvor, piu’ volte segnalata come “longa manus” petrolifera di Vladimir Putin, che della Russia appunto e’ il dominus assoluto.

Sempre dalle cronache albanesi di questi giorni emergono testimonianze del coinvolgimento gia nel 2015 dell’ambasciatore Donald Lu, assieme al nuovo petroliere di riferimento di Rilindja, Kastrati, per fermare le indagini della Procura su Bankers Petroleum, azienda canadese leader nell’estrazione petrolifera albanese che poi nel 2016 ha cambiato proprieta’ a favore di una misteriosa quanto barcollante societa’ cinese, la Geo Jade, senza che nel mangement di Bankers in Albania si sia vista nessuna faccia nuova.

Ma nel frattempo la stampa di Rilindja alimenta in modo volutamente confuso la notizia, diffusa per la prima volta proprio dall’ambasciatore Lu, che sull’ex procuratore Llalla ci sia una indagine per corruzione e riciclaggio internazionale, mentre e’ ufficiale che Llalla e’ stato dichiarato “persona non grata” negli USA perche’ sospetto di corruzione e riciclaggio.

Una mail scritta in albanese dall’indirizzo ufficiale dell’ambasciatore Donald Lu per fare pressioni sull’allora Procuratore Generale Adriatik Llalla perche’ riducesse le imputazioni a carico di Bankers e’ stata pubblicata in questi giorni, senza che ne sia ancora stata smentita l’autenticita’ e senza alcun commento da parte americana.

Un fatto simile, se verificato dagli archivi del Dipartimento di Stato che sicuramente ne conservano copia, dimostrerebbe una serie di gravi violazioni commesse dall’ambasciatore Donald Lu, che intanto continua la sua crociata contro il presunto pericolo russo, in perfetta assonanza con le istanze del Partito Democratico americano, alimentate anche con la richiesta di protezione militare del governo albanese, e con le accuse contro l’opposizione albanese di essere al servizio degli stessi russi.

La giustizia albanese, ormai sottoposta ad una pressione politica incontenibile per le costante minaccia di un vetting sempre piu’ lento e sempre piu’ paralizzante, non riesce ad associare alle carceri il tanto reclamato “pesce grosso”, che secondo alcuni sarebbe l’indispensabile trofeo di questa lotta alla corruzione (lotta senza quartiere nei proclami, ma senza nemici reali nei fatti), per ottenere la tanto agognata apertura dei negoziati di associazione alla UE.

Il ruolo del “pesce grosso”, secondo chiare indicazioni originate da ambienti tedeschi, spetta per ora all’ex ministro Tahiri, indagato per narcotraffico che, nonostante i minacciosi messaggi in linguaggio mafioso all’indirizzo del premier Rama, ha dovuto dimettersi ed accomodarsi agli arresti domiciliari, come se fosse stato scambiato sull’altare dell’Europa. Ma come “pesce grosso” alternativo, secondo altre interpretazioni degli ambienti di Rilindja, potrebbe essere usato proprio l’ex Procuratore Generale Llalla, il cui mandato di arresto presumibilmente giace in attesa, anche se smentito, sulla scrivania del solito procuratore, esitante sotto la pressione del vetting.

La situazione sta diventando isterica e, per rincarare la dose, il Dipartimento di Stato Americano pubblica un report che racconta un’Albania tutta al contrario di quella che stanno raccontando il governo di Rilindja, l’ambasciatore Lu e la sua collega Vlahutin. Ancora una volta nessun commento diplomatico americano, e questa volta proprio su un rapporto del Dipartimento di Stato . . .

Il tempo stringe, alla riunione del Consiglio dei Capi di Governo Europei che dovra’ decidere se iniziare o meno i negoziati di adesione con l’Albania mancano circa due mesi.

Per non farsi mancare niente, la “banda del pericolo russo” spara un’altra proditoria inchiesta in cui la solita rivista Mother Jones scopre (ancora una volta, in realta’, solo afferma) che anche Meta e il suo partito avrebbero usufruito di finanziamenti occulti russi per pagare i loro lobbisti americani, anche questa volta per fare una foto, peraltro mai scattata. Ancora una volta i principali passaggi non sono assistiti da prove e documenti, ma solo da ripetutte affermazioni ed interviste in cui i produttori della fake new sostengono di aver pubblicato tutte le prove nell’articolo. Mentitori professionisti ormai delegittimati agli occhi di chi sa leggere, e pure privi di fantasia: stesso schema e stesso buco logico nel loro argomentare sia per Basha che per Meta, ma per qualche ora, o qualche giorno, il pericolo russo rimane in cronaca.

Quando invece arriva a Tirana, ospite della Chiesa Ortodossa Autocefala albanese, il potentissimo Patriarca Russo Kirili, ben noto per essere vicinissimo a Putin, tutti, a partire da Rama, si mettono in fila per incontrarlo e scattare la foto, e Donald Lu se ne sta ben zitto. La sua evidentemente era una visita religiosa, e in questo caso il fatto che lui sia amico di Putin non e’ altro che una marginale e trascurabile coincidenza, valutatazione del tutto all’opposto di quella applicata ai coincidenti studi professionali che hanno registrato le societa’ offshore dalle quali sono stati pagati i lobbisti americani.

Adesso, o quelli di Rilindja riescono ad affermare che anche Llalla e’ stato pagato dai russi, o qualcun’altro potrebbe provare a dimostrare che tutta questa storia dei russi e’ solo una montatura di un ambasciatore dalle troppe agende che non e’ riuscito ad adeguarsi al suo nuovo vero datore di lavoro, il Presidente degli Stati Uniti d’America, e cerca una improbabile quadratura tra le questioni che gli stanno piu’ a cuore: attacco democratico contro Donald Trump (costantemente rivitalizzato), riforma della giustizia albanese (ormai evidentemente fallita), negoziati di adesione (quasi sicuramente compromessi), stabilita’ del governo amico (forse legata all’adesione), e qualche altra piccola storiuccia personale come la sua amicizia con Bankers e quella con Kastrati, oligarca e nuovo petroliere di corte.

Parafrasando Edi Rama, non e’ il pesce grosso che determina il sistema, e’ il sistema che produce il “pesce grosso”. . . o il “pesce russo”!