Nga Carloalberto Rossi
Lali Eri, un Delfino spiaggiato sul betone

Nei salotti diplomatici di Tirana al nome del giovane sindaco Erion Veliaj viene spesso accostata la qualifica di “delfino di Rama”, alludendo al titolo nobiliare che toccava all’erede designato al trono di Francia, a sottointendere cioe’ come sia l’unico personaggio della scena politica albanese che potra’ sostituire Rama alla guida del Paese, ma solo quando questi lo vorra’.

La sua storia politica certifica come lui, senza una base politica e nemmeno una base elettorale, abbia scalato il Partito Socialista grazie all’incondizionato supporto di Rama e di tutta la squadra Soros, iniziando da quel movimento “Mjaft” generosamente finanziato da molte ambasciate per contrastare Fatos Nano, proseguendo con il partito G99 che alle elezioni raccolse un numero ridicolo di voti ma che gli valse lo stesso, alla prima occasione, la nomina a Ministro del Lavoro, per arrivare alla candidatura a Sindaco di Tirana, vera investitura alla successione.

Gia’ nel suo ruolo di Ministro, Erion Veliaj aveva dimostrato uno straordinario attivismo, agevolato anche dal fatto che il suo budget era il piu’ importante fra tutti gli altri ministeri, ma e’ stato con la nomina a Sindaco che il nostro eroe e’ diventato un vero Delfino.

E lui parte subito con progetti ad effetto, dopo una costosissima campagna elettorale celebrata con temi ambientalisti e con una promessa solenne: “zero ndertime” (zero costruzioni).

E infatti uno dei suoi primi “colpi” e’ stata la costruzione di un parco giochi destinato a cementare ancora di piu’ il Parco del Lago, progetto avviato al di fuori di ogni procedura legale e amministrativa e per questo contestato da molti studenti. Il governo lo appoggia e manda la Polizia a pestare selvaggiamente i manifestanti, lui si atteggia a vittima.

Poi il capo gli passa una opportunita’, il concorso di idee per costruire all’ingresso del Parco, di fianco all’Universita’, che viene celebrato dal suo Municipio. Improbabili progetti di palazzi simili a dischi volanti vengono mostrati agli inorriditi cittadini che protestano vivacemente, rammentando la promessa elettorale, lui capisce che la polpetta era avvelenata, e prudentemente annulla il concorso.

Passano i giorni e lui, sempre piu’ convinto ambientalista, si scatena contro il Tribunale, bloccando il traffico con una manifestazione improvvisa contro la costruzione di un palazzo proprio sotto la diga del Lago, ancora una volta scegliendo e proponendo l’immagine di un sindaco cosi’ rispettoso delle leggi da assediare il Tribunale per condizionarne una sentenza.

Poco dopo qualcuno scopre il cadavere di un minorenne sepolto tra i rifiuti della sua discarica, morto schiacciato da una ruspa mentre lavorava per un concessionario del comune, di notte, in nero, per pagarsi gli studi. Piu’ di un giornalista ha provato a denunciare il fatto sui media, con il risultato di essere stato bruscamente licenziato dal suo editore-costruttore.

La procura lo tratta con i guanti di velluto e lui ricambia con molti appalti all’azienda di famiglia del procuratore di Tirana: cosi’ va la giustizia in Albania, proprio per questo i Socialisti dicono che vogliono riformarla.

Poi il grande show-down del piano regolatore di Tirana, quattro fogli mal arrangiati in fretta e furia da un architetto di regime preso in prestito dall’Italia, per pontificare su incongruenti slogan come la “citta’ non antropomorfa” in finte consultazioni pubbliche in cui il vero pubblico non poteva nemmeno avere conoscenza del progetto.

Ma nonostante studi e atteggiamenti all’americana, il modello creato da Rama rimane il piu’ attrattivo, e il nostro Sindaco presto getta alle ortiche tutti i vecchi insegnamenti per iniziare a costruire un suo mito personale, con una estesa e aggressiva organizzazione di pubbliche relazioni che bombarda le redazioni dei media con cassette preregistrate di eventi ed inaugurazioni con un infaticabile sindaco che appare sempre adeguato alla situazione, a volte vestito da Superman in mezzo ai bambini, a volte con gli stivali di gomma in mezzo agli alluvionati, a volte vestito casual con un gruppo di giornaliste in pellegrinaggio premio al Bosco Verticale di Boeri, molte volte in perfetto abito da cerimonia ricevendo delegazioni straniere.

Ma il suo attivismo non si ferma qui,  e gli imperscrutabili disegni del Leader gli offrono altri palcoscenici per incrementare la sua immagine di grande realizzatore, di uomo nuovo, di leader del futuro.

Comincia la stagione della realizzazione della nuova Tirana, a lungo sognata e progettata dal Leader Globale, e la scadenza e’ chiara: la campagna elettorale per le elezioni parlamentari.

Dal nulla escono due progetti allucinanti, la sempre contesa Piazza Skanderbeg e il nuovo Boulevard, due progetti che trovano nel piano regolatore di Boeri la loro teorica legittimazione, e che per di piu’ sono due terreni di confronto con il suo antagonista naturale nel ricambio generazionale della politica albanese, quel Basha che da sindaco non ha trovato i soldi dal governo per aprire il nuovo Boulevard, mentre aveva trovato il coraggio per interrompere il cantiere di Piazza Skanderbeg archiviando il faraonico progetto di Rama.

Veliaj se ne impossessa, gestisce gli appalti, aggiunge parcheggi fino al giorno prima non previsti ma gia’ in costruzione, partecipa assiduamente alla liturgia incensatrice dei due progetti, evidentemente senza senso compiuto, ma caricati da un grande valore propagandistico.

E la piazza, pavimentata con tutte le pietre dell’Albania, circondata da tutti i cespugli dell’Albania, ma che interrompe tutti i percorsi dell’Albania, viene inaugurata al culmine della campagna elettorale con una settimana di trionfali balli e fuochi d’artificio, con il popolo portato in pellegrinaggio per apprezzare il grande vuoto piramidale.

Subito dopo arriva l’inaugurazione del nuovo Boulevard, una strada maestosa, leziosamente arredata, ma che non porta da nessuna parte, costosissima metafora della politica albanese, realizzata prima di costruire un intero quartiere di torri destinato a contornarla, e quindi destinata ad essere distrutta dai mezzi di cantiere, se mai un cantiere ci sara’.

Taglia nastri, il nostro sindaco, e manda cassette alle televisioni, ma ha cominciato a bearsi di glorie non sue, perche’ ormai si e’ ridotto ad essere il mero esecutore, il capo cantiere, il bardo che annuncia la gloria del suo signore, quello si, vero regista dello spettacolo, il sempre osannato Leader Globale.

Un’altra partita giocata a meta’ e’ quella della raccolta dei rifiuti. Rama continua a incontrare il sindaco di Verona Flavio Tosi e insieme, senza consultare Veliaj, decidono di fare la Joint Venture oggi chiamata EcoTirana allo scopo di creare molti posti di lavoro pubblici da distribuire ai fedeli del Partito Socialista.

A Veliaj non resta altro che fare buon viso a cattiva sorte e accettare la sfida di EcoTirana. La fornitura dei mezzi e dei cassonetti tocca alla parte italiana, e Veliaj deve battere passo. Poi deve ridurre le zone (e il valore dei contratti) agli altri contrattori per fare posto a EcoTirana, ovviamente senza procedure di gara, infine e’ costretto a rinunciare alla raccolta differenziata, perche’ i cassonetti non sono sufficienti.

Veliaj cerca di destreggiarsi al meglio, ma il Leader Globale sembra ingelosito e comincia a scaricare sul sindaco compiti sempre piu’ ostili.

E lui, finalmente liberatosi dell’avversario politico piu’ ostile, quel Saimir Tahiri caduto sulla cannabis, all’esortazione risponde ancora una volta battendo i tacchi in segno di obbedienza: quello e’ il capo, e quello non ama obiezioni.

Cosi’ gli arrivano tutte le questioni collegate alle decine di torri che il suo capo vuole costruire nel centro di Tirana e attorno al Parco del Lago: la divisione dei compiti e’ impari, Rama decide tutto insieme al suo architetto belga, e lui invece deve fare bassi lavori di convincimento dei vari affamati protagonisti, assemblando cordate e millantando un potere sempre meno credibile, per acquisire qualche merito in attesa di un cadeau sempre gradito.

Ma essere intermediario senza potere in mezzo ai voraci speculatori albanesi, per di piu’ tutti amici del capo, in un mondo grande quanto un tegamino, dove tutti vedono tutti e parlano di tutto con tutti, e’ un ruolo usurante e frustrante, tu organizzi e lui cambia idea, tu scegli e lui si incazza, tu proponi e lui dispone altrimenti, tu fai e lui disfa, e il tuo potere e il tuo prestigio si sgetolano giorno dopo giorno.

Uno dopo l’altro vanno a segno una serie di colpi, uno per ogni oligarca, ma sono tutti progetti del capo, messi su carta dal suo fido architetto belga, negoziati direttamente da loro, a lui toccano solo le briciole, e qualche occasione per alienare proprieta’ comunali in cambio di uffici che nemmeno gli servono: nascono cosi’ i progetti di Downtown Tirana al parco giochi comunale “Sette Nani”, il futuribile progetto della Iconic Tower sempre su terreno pubblico, un altrettanto futuribile “Eyes of Tirana” su un terreno privato ma in piazza Skandebeg, un altro misterioso progetto che usa terreni municipali dietro alla torre dell’orologio, stessa sorte per le ville di Mak Albania acquistate insieme all’albergo da un noto petroliere, e altri crimini urbanistici in cui il nostro sindaco ci mette la faccia, ma qualcun altro si prende la fetta piu’ grande della torta.

Ma l’isteria delle torri non puo’ piu’ essere fermata, e aiuola dopo aiuola, gli spazi disponibili per lucrose operazioni si riducono ogni giorno di piu’, e allora per incentivare il gioco, e per ritagliarsi un ruolo piu’ incisivo, lui fa approvare dal Consiglio Comunale una curiosa delibera per ridurre le tasse di infrastruttura (quella che si paga al Comune per iniziare il cantiere) per gli edifici attorno al Boulevard, ma solo per la destinazione a ufficio e solo per i primi 30.000 metri quadrati che verranno approvati. Sembra proprio un regalo su misura, una legge ad personam, direbbero in Italia.

Scoppiano le polemiche e lui spiega inflessibile che c’e’ bisogno di uffici, e che devono essere in centro, ma poi nel giro di una settimana si rivolge al Prefetto di Tirana per chiedergli di annullare la decisione del Consiglio Comunale. Un oligarca concorrente commenta sarcastico che questo evidentemente significa che il beneficiario dello sconto non ha piu’ pagato il servizio.

Infine arriva il giorno del giudizio. La Ministra della Cultura inciampa nell’irritato gruppo degli artisti del Teatro Nazionale che rifiutano di trasferirsi in altra sede, e scoppia la vicenda del Teatro che, si scopre, sara’ chiuso, non per una ristrutturazione troppo a lungo rinviata, ma per essere abbattuto e costruito nuovo.

Quella imbranata della Ministra piu’ replica e piu’ fa irritare gli attori, ormai riuniti in assemblea permanente e pronti a versare il proprio sangue per la gloria eterna del teatro albanese. Cosi’ non si arriva al risultato, e allora viene mandato lui in televisione a farsi carico del progetto: spiegare, blandire, affascinare, giustificare, far tacere i detrattori. In definitiva e’ il suo mestiere e gli e’ sempre riuscito benissimo, per questo non puo’ dire di no.

Ma qualcosa non funziona bene, nonostante la platea di giornalisti e analisti non fosse proprio delle piu’ aggressive, lui si trova, una volta tanto, a fare la parte del cattivo, innervosito dai ripetuti richiami alle sue promesse elettorali, prova a sostenere la scelta di abbattere il teatro, per costruire sempre piu’ palazzi, anzi, torri.

Il potere, si sa, da’ alla testa, ma spesso da’ ancora di piu’ alla testa quando si scopre di non averlo, e il nostro eroe si scaglia contro i giornalisti come un padrone contro gli schiavi ribelli, ricordando a tutti che i loro padroni sono tutti costruttori e che lui li difende perche’ ha loro decuplicato le tasse e quindi sono loro che mantengono la citta’ e le sue spese.

Scadente la matematica, ancor piu’ scadente la logica politica, scadentissima quella urbanistica, inaccettabile il linguaggio, irricevibili i contenuti, in venti minuti di latrati irosi Erion Veliaj distrugge il lavoro di una vita, suicidandosi politicamente come se avesse capito all’improvviso di essere stato manipolato dal suo capo, e buttato in pasto ai cani per tenerli lontani dai veri interessi.

Il Delfino si e’ spiaggiato sul betone, incapace di argomentare e nemmeno di produrre una visione sua, solo si contorce consumando le ultime energie. Un Delfino che non potra’ piu’ essere Re.

 

Il giorno dopo, quando la tua bambina torna a casa e ti dice tutta eccitata che con la scuola hanno incontrato il Sindaco, e ti mostra il regalo di una spilla (nella foto) con la scritta “Takova Lali Eri” (“Ho incontrato Lali Eri”, il nomignolo che lui stesso si e’ attribuito per le sue attivita’ con i bambini), ti assale la sensazione di un maniaco che sta cercando di conculcare nei tuoi bambini la sua immagine personale per esserne poi adorato come un Dio, e ti prende allo stomaco, in un turbine di immagini da vecchi film in bianco e nero, con gente che marcia al passo dell’oca in grandi riunioni di massa, e altra che brucia libri in un grande rogo. E ti viene una gran voglia di vomitare, di cambiare canale, di andartene come tante altre migliaia hanno gia’ deciso di fare.

Lui non conta niente, non ha fatto niente, non ci ha dato niente. E non gli daremo niente.