Nga Carloalberto Rossi
Le dimissioni di Tahiri oscurate dalla stampa italiana

L’ex ministro albanese degli Interni, Saimir Tahiri, accusato di collaborazione con i narcotrafficanti e pur difeso strenuamente dal suo gruppo parlamentare, e’ stato di fatto costretto a dimettersi da deputato, affermando in una clamorosa conferenza stampa di voler “evitare di essere considerato un ostacolo all’integrazione europea dell’Albania”.

La notizia assume una grande rilevanza perche’ tutte le fonti diplomatiche e tutte le fonti politiche tedesche, anche se solo informalmente, suggeriscono che l’arresto dell’ex ministro sarebbe stata una condizione imprescindibile messa dalla Germania per concedere all’Albania l’inizio dei negoziati di adesione alla UE, cosa che forse verra’ deliberata a fine giugno in occasione del Consiglio Euyropeo dei Capi di Governo.

Le accuse a Tahiri derivano da una serie di dichiarazioni di un ufficiale antidroga della Polizia Albanese, Dritan Zagani, prima arrestato e poi rifugiatosi in Svizzera (dove ha ottenuto lo status di rifugiato politico), di cui si e’ occupata anche la trasmissione “Le Iene”, e infine dalle intercettazioni rivelate nell’autunno 2017 ma effettuate a partire dal 2013 (anno di insediamento di Tahiri al Ministero degli Interni) dalla Procura di Catania che stava indagando su una banda di albanesi (cugini di Tahiri) che rifornivano di droga alcune famiglie mafiose catanesi.

Alla rivelazione delle intercettazioni italiane, Tahiri, gia’ in precedenza scaricato da Ministro (si dice per via di una forte pressione sul premier Rama da parte di varie ambasciate europee), venne inquisito dalla Procura che chiese al Parlamento l’autorizzazione a procedere all’arresto, cosa che il gruppo parlamentare socialista rifiuto’ avvalendosi della schiacciante maggioranza uscita da elezioni che secondo l’opposizione democratica sono state comperate con i soldi della marjuana.

In varie occasioni l’ex ministro ha mandato messaggi “minatori” suggerendo che alla sua sopravvivenza politica e giudiziaria era legata anche quella del governo ed in particolare del Premier Rama, ottenendo finora una specie di salvacondotto.

Ma la forte pressione tedesca, almeno da parte di molti importanti esponenti della CDU, avrebbe messo Rama in una situazione difficile, e (almeno secondo l’opposizione) tra i due sarebbe stata negoziata una via d’uscita per scaricare le responsabilita’ politiche del governo e della maggioranza: infatti ora l’arresto di Tahiri e’ una competenza esclusiva del Procuratore Generale albanese, dichiaratamente indipendente dalla volonta’ dell’esecutivo, anche se appena eletto dal Parlamento, ricorrendo ad una interpretazione molto forzata della norma in evidente spregio dei principi costituzionali, con i voti della sola maggioranza socialista.

Saimir Tahiri da giovane Ministro dell’Interno e’ stato supportato apertamente dal suo collega italiano Alfano e dai vertici del Ministero degli Interni Italiano e delle forze di polizia italiane ampiamente impegnate in missione antidroga in Albania, al punto che tutte le volte che il governo albanese andava in difficolta’ politica per le evidenti mancanze (e spesso complicita’) della Polizia albanese nel contrasto alla coltivazione e al traffico della cannabis, rappresentanti delle forze dell’ordine italiane si esibivano in grottesche dichiarazioni e conferenze stampa che tentavano di convincere la stampa albanese che l’azione di contrasto alla droga del governo albanese era efficace e vincente.

Intanto un loro collega della Guardia di Finanza, il colonnello Alessandro Giuliani, che aveva operato con successo con quel Dritan Zagani oggi rifugiato politico in Svizzera, procedendo al sequestro in Italia di molte ingenti partite di marjuana non intercettate dai colleghi albanesi, veniva linciato pubblicamente dal Primo Ministro Rama con l’accusa di essere “coinvolto con i trafficanti”, senza che i molti poliziotti e diplomatici italiani, in Albania e in Italia, dicessero niente.

Le indagini della Procura di Catania hanno reso evidente che le relazioni tra i narcotrafficanti cugini di Tahiri e vari apparati dello stato albanese erano effettive, e che le relazioni tra il Ministro e i cugini erano ben piu’ intense che quelle di una lontana parentela, ma nonostante questo il premier Rama ha strenuamente difeso politicamente il suo ex-ministro fino alla capitolazione dei giorni scorsi di fronte alle pressioni tedesche.

Nella sua unica visita albanese, ma solo quando Tahiri era stato sostituito da Fatmir Xhafaj, il nuovo ministro degli interni Minnitti aveva lanciato un monito forte, dicendo davanti a moltissimi poliziottiche l’Albania doveva prendere “gli intoccabili”, ma fino ad ora nulla di tutto questo era avvenuto.

Negli ultimi tempi, forse approfittando del vuoto di potere politico causato dall’esito delle elezioni parlamentari in Italia, con un governo evidentemente scaduto e con un Ministro degli Esteri, Alfano, gia’ aperto protettore di Tahiri, che nemmeno e’ stato ricandidato, alcuni dei piu’ influenti personaggi che piu’ si erano distinti nel supporto italiano a Tahiri hanno ripreso ad occuparsi dell’Albania, magari solo per commerciare privatamente attrezzature per intercettazioni telefoniche,  o per dirigere improbabili programmi di assistenza tecnica finanziati dalla UE.

E infatti la notizia delle dimissioni da deputato di Tahiri, pubblicata dal Washington Post e da Daily Mail, ma anche da decine e decine di siti, giornali, radio e televisioni locali americane, canadesi, e francesi, perfino un improbabile (quanto, nel caso di specie, ironico) “The Leaf – Cannabis news, Original cannabis journalism for Canadians”, non ha invece trovato nessuno spazio sulla stampa italiana, e nemmeno sull’ANSA. Solo Agenzia Nova ha fatto alcuni lanci peraltro non ripresi da nessuno.

Nemmeno i cosiddetti “giornaloni” come La Repubblica, in un recente passato molto attiva a decantare i prodigi del Governo Rama e le nuove realizzazioni delle archistar italiane a Tirana, e ancora meno il Corriere della Sera, il cui giornalista della cronaca che si occupa di Albania curiosamente e’ proprio un albanese cugino di Saimir Tahiri, anche lui nei mesi scorsi impegnato a raccontarci i poteri taumaturgici delle scarpe da tennis indossate da Rama negli incontri internazionali. Niente.

In Italia ci sono quasi 600.000 nativi albanesi, di cui quasi 100.000 con il doppio passaporto, la cui stragrande maggioranza lavora e studia seriamente, un paio di migliaia di albanesi ospiti delle patrie galere, e alcune altre migliaia che vengono regolarmente in Italia a trafficare e spacciare ogni tipo di droga per conto di quelle organizzazioni che il Procuratore Nazionale Antimafia dice trattino alla pari con la piu’ referenziata criminalita’ italiana, le quali potrebbero essere i reali mandanti politici di Tahiri, e la stampa italiana, come una certa parte del Ministero degli Interni, non vede e non sente. Perche’?