Lo zio della Riforma della Giustizia non e’ Madre Teresa

Agron Xhafaj, oltre ad essere il fratello del Ministro degli Interni attuale, nonche’ il fratello del ministro delle Costruzioni del 2002, ed e’ pure il fratello del Ministro della Giustizia degli anni 2003 – 2005, infine e’ il fratello del vicepresidente della Commissione Parlamentare per le Leggi dal 2005 al 2013, poi presidente della stessa Commissione Leggi dal 2013 al 2017 (quando diventa Ministo degli Interni), infine e’ anche il fratello del Presidente della Commissione Speciale Parlamentare per la Riforma della Giustizia dal 2014 al 2017, che sarebbe il padre di quella riforma della giustizia che con le sue incongruenze e le sue mancanze sta paralizzando tutto il sistema giudiziario del paese e che, grazie al processo del vetting, sta mettendo sotto la pressione del governo sia i procuratori che i giudici.

Insomma, se Fatmir Xhafaj e’ il padre, suo fratello Agron e’ lo zio della Riforma della Giustizia, quella riforma che secondo alcuni avrebbe dovuto consentire l’inizio dei negoziati per l’adesione alla UE.

Ma Agron Xhafaj, anche prima che un testimone suo ex collega lo dichiarasse ancora attivo nel narcotraffico, era un narcotrafficante conclamato, dichiarato tale da una sentenza definitiva italiana, ed era anche un pregiudicato che non aveva scontato la pena, quindi un latitante, e poco importa che nessuno lo cercasse. Lui sapeva, come sapeva il piu’ famoso fratello, di essere stato condannato dai tribunali italiani e di avere un debito con la giustizia italiana pari a 7 anni e due mesi di detenzione.

Visto che in ogni sistema giuridico e’ la pena che riabilita il condannato, senza aver pagato quel debito, senza aver scontato la pena, rimane inevitabilmente un avanzo di galera, un bandito, uno che scappa, uno che si sottrae alla giustizia, uno che non dovrebbe girare per strada in un paese normale, una conoscenza molto imbarazzante: insomma, un criminale.

Anche se per lui, e solo per lui e non per un procuratore senza prove a carico, o per un utente dell’energia elettrica non registrato, la pietosa ambasciatrice UE ha invocato la presunzione di innocenza, ma lui ha la condanna definitiva, quindi da applicare a lui non c’e’ nessuna presunzione di innocenza, solo una pena da scontare.

Invece, come per miracolo, la presunzione di colpevolezza viene applicata a chi fornisce prove sulla sua permanenza in attivita’ come criminale, e qualche marginale interrogativo su qualche dettaglio di quella informazione diventa immediatamente la prova che tutto e’ falso, tutte le accuse sono false, mentre lui e’ un vero agnellino, un’altra vittima del sistema. Un vero prodigio del predominio mediatico.

Non serve sapere se e’ ancora attivo nel narcotraffico per poter dire che non e’ una vittima del sistema; nonostante sia lo zio della riforma della giustizia, lui e’ ancora un criminale e lo sara’ fino a quando non avra’ scontato la pena. E resterebbe tale anche se le ulteriori accuse contro di lui non venissero verificate.