Nga Carloalberto Rossi
“Studio legale Lu & Vlahutin”, due rifugiati nel bunker di Berlino

Le storie di fine regime, quale che sia stato il regime, sono sempre drammatiche, cariche di tinte fosche, di cieli tempestosi, di ore di veglia e di attesa, di tragedie personali, e a volte addirittura di storie romantiche, ma anche di gesti fatali, di errori marchiani, di scivolate finali.

Come non ricordare le ricostruzioni e le testimonianze delle ultime ore del Nazismo, con quei racconti desolanti degli ultimi pranzi delle famiglie dei gerarchi nazisti nel bunker della Cancelleria di  Berlino, o la storia di Claretta Petacci che consapevolmente sceglie di morire di fianco al suo uomo, quel Benito Mussolini che si avvia alla sua fine nascosto in un cappotto militare tedesco, o la caccia all’uomo che ha portato alla cattura di Saddam Hussein e del resto del “mazzo di carte”, o quella della morte di Gheddafi, linciato da una folla fino a pochi giorni prima acclamante.

Anche in Albania, la narrazione della magnifica avventura della ricostruzione di una Nuova Societa’ Aperta Albanese, giovanile, energica ed estetica, e in definitiva gaudente, progettata e guidata dallo schizzato artista Edi Rama con l’ausilio di molte compiacenze sapientemente costruite sulla pochezza o sul disinteresse degli interlocutori internazionali per il suo paese, sta arrivando ai capitoli finali, e i toni inevitabilmente si incupiscono lasciando intravvedere la tragedia finale.

Un sistema che pretendeva di costruire un paese museo attrazione turistica al posto delle macerie della dittatura comunista e di quelle del caos successivo, basandosi sul dirigismo assoluto, sul culto della persona, sulla corruzione sistematica, sulle folli spese di rappresentanza, e infine sulle forti complicita’ internazionali, richiede una grande quantita’ di denaro, che un paese come l’Albania poteva generare solo in un modo: la produzione e il commercio della droga su scala planetaria.

E per difendere tale sistema, o meglio tale narrazione basata sulla menzogna, era necessario avere la compiacenza degli opinion makers, dei giornalisti e dei principali diplomatici, cioe’ di quelli che potevano influenzare le opinioni della comunita’ politica internazionale e le sue decisioni nei confronti di questa piccola monarchia assoluta spacciata per democrazia europea.

Adesso alcuni di questi adoratori, adulatori, e imbranati mentitori non sanno piu’ dove nascondersi o come giustificare passi e affermazioni eccessivamente assertive, e qualcuno di loro, anche per mancanza di alternative credibili, sceglie di combattere l’ultima battaglia di fianco al suo munifico amico, dimenticando ogni pudore, tralasciando ogni prudenza, scegliendo di immergersi nel maelstrom incombente che sta risucchiando una storia che non poteva stare in piedi.

Ovviamente i campioni di questa casta, le amazzoni di Rama, sono quelli di sempre, quelli che hanno legato le loro fortune politiche, diplomatiche e finanziarie al mito sbilenco che hanno concorso a costruire e, con una certa dose di irrazionale dedizione alla causa, ancora si adoperano per cercare di ostacolare la malvagia verita’ cosi’ a lungo celata.

Ancora una volta, dopo quello non richiesto che aveva reso possibile lo strappo costituzionale dell’elezione a maggioranza semplice del nuovo Guardiano della Rivoluzione, quel Procuratore Temporaneo destinato a controllare quella riforma della giustizia diventata la corazza e il randello del potere assoluto finalmente in costruzione, un parere emesso dalla premiata ditta legale “Lu & Vlahutin” cerca di arginare le accuse di evidente manipolazione delle leggi albanesi a dispetto della logica giuridica e degli interessi legittimi dei paesi confinanti: la quasi licenziata ambasciatrice europea, su “Voice of America” in albanese, l’unica voce internazionale sotto l’influenza del suo sodale americano anche lui in cerca di nuova occupazione, dichiara spudoratamente che la norma contraffatta sulle estradizioni e’ conforme alle norme europee, smentendo quegli sciocchi giuristi ministeriali italiani che se ne lamentavano troppo sommessamente.

Peccato che quegli italiani siano i suoi danti causa, un paese fondatore di quella Unione Europea che, solo per motivi di quote spettanti anche ai paesi piu’ piccoli, le paga lo stipendio e forse non la controlla abbastanza. E peccato che le evidenze e le parole delle leggi e delle convenzioni siano pubblicate sulle Gazzette Ufficiali e rimangano a futura memoria a testimoniare, delle due l’una, la sua incompetenza o la sua malafede e il suo totale asservimento al disegno criminale.

Ma tutto questo non importa piu’.

E’ il crescendo finale, il tuono che preannuncia il temporale che sta per scaricare la sua energia, e rinfrescare l’aria.

E presto questi avvocati del nulla saranno inghiottiti dall’oblio, e solo qualche cronista piu’ pignolo citera’ i loro nomi per spiegare un disastro, quello si, che verra’ tramandato dai manuali di storia.