Nga Ennio Remondino
Anche Ennio Remondino scrive sui fratelli Xhafaj

Anche Ennio Remondino, vecchia gloria della RAI, inviato nei Balcani in ogni guerra, poi corrispondente da Belgrado durante i bombardamenti, poi da Istambul, oggi in pensione ma attivo con molti altri colleghi, grandi firme della vecchia guardia, su un sito dall’ironico nome “Remocontro”, riprende la notizia delle polemiche sui fratelli Xhafaj, uno narcotrafficante, l’altro Ministro degli Interni. Riportiamo di seguito tutto l’articolo con il titolo “Albania, narco-fratello del ministro, l’Italia e l’estradizione scomparsa”.

 

Una storia tutta albanese di famiglia clan e politica

 Dunque, la strana storia del narco-fratello del ministro degli interni albanese in carica.
Agron Xhafaj il trafficante di stupefacenti arrestato in Italia nel lontano 2002 con l’aiuto dell’antidroga americana Dea, e condannato, alla fine di tutti i processi d’obbligo e sette anni e spiccioli di carcere, sentenza definitiva, e lui ‘latitante’ comodamente a casa sua, in Albania.

A capo del delicatissimo ministero degli interni di Tirana, Fastmir Xhafaj, uno dei fratelli delle importante e nota famiglia di Vlora, Vallona detta in Italiano.

Ministro distratto o cosa? Un po’ troppo anche per l’Albania dei legami familistici prevalenti su tutto.

Anche perché l’attuale ministro è stato nominato per sostituire il predecessore Saimir Tahiri, costretto alle dimissioni per rapporti ‘troppo stretti’ con la cannabis, solo un cugino il suo parente coinvolto. Adesso risulta sia lo stresso ex ministro ad essere inquisito dalla procura di Catania.

Brutta storia anche italiana

Come è stato possibile che nell’Albania percorsa da battaglioni di missioni italiane, politiche, diplomatiche, militari, giudiziarie, sbirresche e spionistiche, nessuno si sia accorto dello Xhafai narcotrafficante accanto allo Xhafai ministro? Il premier Edi Rama, il simpatico ex sindaco creativo di Tirana nulla sapeva? E l’Interpol e la richiesta di estradizione?

Dalla stampa albanese veniamo a sapere ciò che avrebbe spiegato l’ambasciatore Alberto Cutillo alla Tv Clan di Tirana. Secondo il diplomatico sarebbe normale che per il fratello narcotrafficante del Ministro degli Interni non sia stata chiesta l’estradizione. Non un favore politico illegale come tutti legittimamente sospettano, ma l’affermazione che per pene lievi l’Italia non la chiede mai. Cosa non accaduta a molti altri condannati albanesi con parentele evidentemente meno importanti, spediti di corsa in galere italiane. Fortuna delle fortune per il nostro Xhafaj, non sarebbe stato ricercato neppure in Italia. Il colpevole evanescente.

‘Diplomazia da Codice Penale’

Titolo duro quello di “Exit | Spiega l’Albania” a firma di Carloalberto Rossi, italiano di Tirana. Il presunto ruolo di copertura al governo socialista di Edi Rama, attualmente in carica, da parte della diplomazia italiana ritenuta poco diplomatica o almeno poco equidistante. Non solo la storia di un narcotrafficante fratello di un ministro albanese che viene scarcerato, espulso, condannato e mai più ricercato dalla Polizia italiana.
Da Carloalberto Rossi la denuncia di altre storiacce italo albanesi, a partire da quegli strumenti di intercettazione semi clandestini arrivati dall’Italia per ‘istruire’ e serviti a chi sa cosa d’altro. «Lo strano arresto di Dritan Zagani, accusato di aver passato informazioni ad un collega della Guardia di Finanza, i misteriosi contratti di concessioni italo albanesi nel settore dei rifiuti, o le numerose anomalie e mancanze di tanti noti criminali albanesi dalle liste dei ricercati Interpol?». Domande in attesa di improbabile risposta.

 L’ambasciatore mente?

L’Ambasciatore italiano mente per proteggere Agron Xhafaj? Dubbio pesante anche se detto in albanese: “ambasadori-italian-genjen-per-te-mbrojtur-agron-xhafajn”. Forse anche una buona dose di ostilità politica nei confronti del diplomatico  e del governo Rama, a rischio di crisi interna ed elezioni anticipare, ma i problemi sollevati sono reali. Ora, sempre attraverso intervista, il pubblico albanese (e anche noi, ma solo attraverso Remocontro, a quanto ci risulta), veniamo a sapere che il ‘non ricercato’ Xhafaj, «Si è costituito volontariamente alla polizia di frontiera di Fiumicino ed è stato trasferito nel carcere di Civitavecchia, vicino Roma, dove sconterà la pena». ‘Volontariamente’ a spinta di mezzo governo albanese a rischio crisi per lo scandalo, ma per lui altri sconti in vista: «Più o meno la condanna era di quattro anni e due mesi (?). Dopo aver scontato un mese, al momento dell’arresto, gli rimangono quattro anni e 28 giorni. In questi casi, se un detenuto fa richiesta, può essere rilasciato molto prima di questa data. Non so come si svilupperà la questione, ma molto probabilmente il periodo che dovrebbe scontare in prigione sarà molto più breve». Disse l’ambasciatore d’Italia a Tirana.