Nga Alba Mborja
L’Ambasciatore italiano mente per difendere Agron Xhafaj

L’Ambasciatore italiano Alberto Cutillo non ha mai speso una parola per la droga e per il crimine in Albania, anche se il suo paese viene influenzato direttamente da questi fenomeni, essendo l’Italia la destinazione principale del traffico di droga. In particolare, anche se Saimir Tahiri è sotto inchiesta in Sicilia per sospetta collaborazione con una organizzazione italo-albanese dedita al traffico di droga, l’ambasciatore finora ha preferito, in maniera prudente, di non fare nessun commento pubblico.

Negli ultimi giorni, invece, è diventato molto attivo in dichiarazioni pubbliche per il caso di Agron Xhafaj, anche se è un po strano che nella posizione dell’Ambasciatore, lui può parlare in nome dell’istituzioni della giustizia italiana, dando dei dettagli molto specifici per un caso preciso, la quale ancora non è stata decisa definitivamente.

Inoltre quando si tratta di qualcuno per il quale in Albania ci sono delle nuove accuse per il traffico di droga , mentre la questione ha preso dimensioni politiche parche suo fratello il ministro è sotto pressione per dare le dimissioni.

In un’intervista per Tv Klan l’Ambasciatore Cutillo ha affermato:

L’uomo si è arreso volontariamente alla Polizia Frontiera di Fiumicino ed è stato trasferito nel carcere di Civitavecchia vicino a Roma, dove espiara’ la pena.

Più o meno la condanna era di quattro anni e due mesi. Avendo scontato un mese al momento dell’arresto, rimangono quattro anni e 28 giorni. In questi casi, se il prigioniero fa una richiesta può essere rilasciato molto prima di questa data. Non so come si svilupperà il caso, ma molto probabilmente il periodo che dovrà passare in prigione sara molto più breve.”

Va notato che l’Ambasciator sottolinea che la resa di Xhafaj è stato “volontaria”, ma infatti Xhafaj non si e’ arreso volontariamente, ma sotto la pressione di opposizione e media, infatti si e’ arreso solo dopo gli attacchi del PD, forse per sfuggire alle indagini in Albania, o per salvare la carriera di suo fratello.

Ma più importante è il fatto che, nella sua dichiarazione, l’Ambasciatore italiano lascia intendere la falsa informazione che Xhafaj è stato condannato ad una pena inferiore di quanto è stato accusato dall’opposizione , dunque 4 anni e due mesi e non 7 anni e 2 mesi, come ha preteso l’opposizione.

Intenzionalmente o no l’Ambasciatore parla del tempo che Xhafa j dovrà passare in prigione dopo le detrazioni stabilite dalla sentenza del tribunale. Agron Xhafaj è stato condannato con 7 anni e 2 mesi di carcere dal Tribunale del Primo Grado di Lecce il 12 ottobre del 2008 per “partecipazione in un’organizzazione criminale” e “traffico internazionale di sostanze stupefacenti.” Questa decisione è stata lasciata in vigore dalla Corte d’Appello di Lecce con una sentenza del 25 gennaio 2011 e successivamente del Tribunale di Cassazione, con la sentenza numero 2232 del 25 settembre 2012.

Dopo la condanna, nel calcolo del periodo che dovrà passare in carcere, Agron Xhafaj ha ottenuto una detrazione di 3 anni, per motivi procedurali, anche l’ordine definitivo dell’esecuzione della sentenza ha ridotto il periodo del carcere in 4 anni e 2 mesi. Dunque Xhafaj è stato condannato con 7anni e due mesi, ma per colpa delle detrazioni dovrà restare in carcere solo 4 anni e due mesi.

Peggio ancora, l’Ambasciatore ha ritenuto necessario avvertire che Agron Xhafaj sara’ liberato prima del periodo di 4 anni, anche se questa cosa è ancora da decidere da parte della magistratura italiana. Ma, stranamente, l’ambasciatore dimentica di dire che se Agron Xhafaj ha violato le leggi per circa 6 anni, essendo un condannato latitante, questo può avere qualche conseguenza.

Ma la bugia più grande l’ambasciatore lo ha riservata per l’altra parte della sua dichiarazione a Tv Klan:

La persona è stata condannata in Italia, ma secondo le regole italiane, quando la sentenza non supera una certa misura, non è richiesta alcuna estradizione perché l’impegno per questa pratica è di gran lunga superiore alla possibilità di una condanna cosi breve. Abbiamo migliaia di casi simili e questo non fa eccezione. Le condanna a meno di 3 anni non vengono passate in prigione se non c’e’ una ripetizione del crimine. Mentre quelle di più di 4 anni passano ai servizi sociali, neanche con queste vai in prigione. Le pene che non superano questa misura non sono considerate sufficientemente gravi da giustificare una procedura di estradizione

Non si sa a quale regole interne si riferisca l’Ambasciatore, ma questa sua pretesa è totalmente infondata.

È un fatto che gli altri membri albanesi della stessa banda di Agron Xhafaj, i quali hanno avuto la stessa pena per la stessa attività criminale, e lo stesso beneficio di riduzione della pena come Agron Xhafaj, in verità sono entrati a far parte nella lista di ricercati internazionali dall’Italia, lasciando Agron Xhafaj come unica eccezione, e per motivi poco chiari.

Per esempio Gramos Murataj membro della stessa banda, catturato nella stessa operazione internazionale con Xhafaj , indagato per gli stessi crimini e condannato con la stessa accusa di Xhafaj, era e rimane ancora un ricercato internazionale in Italia. Murataj è stato condannato a 7 anni e 6 mesi di carcere, e come Xhafaj ha approfittato di una riduzione di penna di 3 anni, dovrà quindi compiere 4 anni e 6 mesi di carcere in Italia.

L’Ufficio Esecuzione della Procura della Repubblica presso la Corte d’Appello di Lecce, che secondo la legge italiana è responsabile per l’esecuzione delle sentenze giudiziarie, ha rilasciato il 07 febbraio 2009 un mandato di arresto internazionale per Murataj, proprio in relazione alla sentenza n. SIEP 273/2008.

In base a quest’ordine, Murataj è stato arrestato il 17 aprile del 2013 e la procura albanese ha immediatamente avviato la procedura di estradizione. Il tribunale di Valona ha confirmato la richiesta di estradizione con la decisione n. 271 del 13 giugno 2013, una decisione che è stata confermata dal Corte d’Appello di Valona con la decisione n. 70 del 9 luglio del 2013.

Ma la Corte Suprema d’Albania ha respinto queste sentenze e non ha estradato Gramoz Murataj con la sentenza nr. 18 del 21 gennaio 2014, lasciandolo libero.

Basterebbe solo questo caso per confutare la dichiarazione dell’Ambasciatore Cutillio. Ma per una coincidenza ironica, pochi giorni prima che l’Ambasciatore facesse la sua falsa dichiarazione, è successo un altro caso di estradizione albanese su richiesta della giustizia italiana, il quale smentisce nuovamente la pretesa dell’ambasciatore.

Pochi giorni fa, il 26 maggio, la polizia bulgara ha arrestato un cittadino albanese su richiesta della giustizia italiana, il quale era stato condannato in Italia con 2 anni di carcere per possesso illegale di armi e altri 6 mesi per minaccia. Anche se queste accuse, e il periodo della sua sentenza, sono molto più leggere di quelle di Agron Xhafaj, la giustizia italiana ha emesso un ordine di estradizione ed ha eseguito le procedure di estradizione, a differenza delle affermazioni dell’Ambasciatore Cutillo.

Le motivazioni dell’Ambasciatore Cutillo per le sue false affermazioni su Agron Xhafaj possono solo essere delle ipotesi, ma tutte dannose per la giustizia italiana, poiché incoraggiano i cittadini albanesi condannati in Italia a sfuggire alla giustizia e venire in Albania, e incoraggiano quelli che sono già fuggiti, e sono in Albania, a non tornare in Italia per scontare le loro pena.

Dobbiamo ricordare che l’Ambasciatore Cutillo è gia’ stato coinvolto in passato nella difesa di Saimir Tahiri per quanto riguarda lo scandalo dell’introduzione e dell’uso del dispositivo IMSI Catcher. L’Ambasciatore giustifico’ pubblicamente l’introduzione dell’apparecchio in Albania come strumento di formazione, ma non ha accettato di consegnare l’attrezzatura nella procura albanese per una perizia sul suo utilizzo. Ancora oggi, dopo 2 anni, l’apparecchio è bloccato negli ambienti dell’Ambasciata Italiana a Tirana e non può essere riportato in Italia essendo in vigore un ordine della Procura per il suo sequestro.

In questo modo, approfittando dell’immunità diplomatica, l’ambasciatore italiano diventa un’ostacolo per l’ implementazione della giustizia in Albania.