Nga Carloalberto Rossi
L’ircocervo di Salvini e l’Albania

Dopo una gestazione tribolata, tra sussulti e grida, alla fine si e’ celebrato l’accordo tra partiti e gruppi di potere, e un inedito governo Lega – 5 Stelle, ampiamente infiltrato di “garanti tecnici” nominati perche’ graditi al Quirinale o a qualche altra potente sagrestia, si appresta a governare l’Italia.

Alla vigilia del voto di fiducia il governo Conte sembra ben attrezzato sia di voti parlamentari che di potenziali alleati esterni, ma un nutrito numero di cantori della prima repubblica proprio non riesce ad accettare il disastro elettorale dei partiti tradizionali ed in particolare di quella sinistra sempre piu’ autoreferenziale, sempre piu’ rappresentante del capitale finanziario, sempre piu’ incapace di parlare ed ascoltare i bisogni di quello che una volta era il suo elettorato.

Come gia’ i sostenitori della Clinton in America, anche questi italiani sostenitori dei poteri tradizionali continuano a prevedere sciagure finanziarie, coinvolgimenti russi, tracolli di borsa, e presto lanceranno allarmi contro l’invasione di cavallette o la diffusione di terribili pestilenze, ma la realta’ e’ che anche la borsa e i mercati finanziari, invece di crollare come preconizzato dai detrattori del nuovo, stanno invece festeggiando il nuovo governo con rialzi di Borsa e cali dello spread.

Ovviamente il nuovo governo ha alcune evidenti criticita’, essendo nato da un accordo post elettorale tra due forze politiche molto diverse nella loro impostazione e nella loro originaria proposta politica, e per di piu’ visibilmente a corto di esperienza di governo e di conoscenza della macchina amministrativa dello stato.

Ma un aspetto caratterizza questo governo, che Berlusconi ha ironicamente definito un “ircocervo”, cioe’ un mitologico animale mezzo capra e mezzo cervo che gia’ Aristotele usava come concetto di una cosa che ha un nome ma non si sa se esiste, e questo aspetto e’ la sincera volonta’ di cambiare la arrugginita macchina della Repubblica Italiana, e di cambiarla a favore dei cittadini piu’ semplici, quelli cioe’ che non si sono piu’ sentiti tutelati e rappresentati dalle forze politiche tradizionali.

Le accuse di populismo si sprecano, ma senza popolo non c’e’ democrazia, e le elites della sinistra di potere non sono riuscite piu’ a convincere la massa elettorale di essere predestinate, sembrava per diritto divino, alla guida della nazione. Facce nuove e sconosciute si apprestano al comando, apparentemente prive di quel carisma che ha spesso aiutato la vecchia classe politica a sopravvivere ai propri errori, ma la nausea ed il disgusto per il presente ed il recente passato rendono molto meno pauroso il futuro.

Ma la domanda che interessa a noi e’: quale effetto avra’ il cambiamento italiano sulla situazione albanese?

In estrema sintesi la risposta e’ basata su tre concetti: lavoro, relazioni atlantiche, ordine pubblico.

Lavoro e sviluppo economico sono i temi su cui si cimentera’ il grillino Di Maio, notoriamente privo di esperienza non solo in termini ministeriali, ma addirittura in termini di lavoro pratico, figuriamoci poi di sviluppo economico. Ma in politica non e’ l’esperienza lavorativa che garantisce il risultato, e in economia spesso fanno piu’ i cicli economici favorevoli che astruse politiche di sostegno.

Certamente una economia italiana florida aiuterebbe molto l’economia albanese, di fatto fortemente complementare e subfornitrice di quella italiana in tutto il suo comparto manifatturiero, ma il rischio che un governo “populista” combatta i fenomeni di delocalizzazione, unito alle attuali scellerate politiche di cambio albanesi, potrebbe portare ad una consistente riduzione delle esportazioni albanesi, in particolare nei comparti del conto lavorazione e dei servizi BPO e di call center.

Le relazioni atlantiche sono invece un terreno nel quale il nuovo governo “populista”, tanto decantato e supportato da Steve Bannon, il guru dell’estrema destra americana ed ex consigliere di Donald Trump, potrebbe assumere ruoli imprevisti e sconvolgere gli equilibri consolidati, sia a livello di relazioni interne all’Europa, sia a livello di relazioni con la regione balcanica.

Per l’Albania in particolare, le stagioni migliori sono sempre state quelle in cui italiani e americani, nelle loro politiche sulla regione, si trovavano esattamente coincidenti, a maggior ragione quando una delega operativa lasciava agli italiani i compiti sul terreno. Questo fatto potrebbe ripresentarsi e riportare l’asse dei ragionamenti albanesi da Berlino a Roma senza passare per Istambul, spiazzando definitivamente una leadership albanese ormai consumata ed affogata nella propria presunzione di essere politicamente cosi’ rilevante a livello continentale da poter pensare di ottenere i vantaggi dell’allargamento europeo solo sulla base di dichiarazioni di intenti.

La novita’ che piu’ delle altre rischia di avere effetti importanti sulla realta’ albanese e’ proprio legata all’ordine pubblico e cioe’ all’incarico di Matteo Salvini, vero azionista di controllo del nuovo governo, a viceprimoministro e Ministro degli Interni, proprio mentre al Ministero degli Esteri un professore quasi sconosciuto, molto gradito all’establishment ma del tutto privo di forza politica, non sembrerebbe in grado di condizionare l’azione diplomatica del governo italiano verso l’Albania se questa dovesse essere effettivamente subordinata alle logiche leghiste.

Tanti albanesi, in Albania come in Italia, ricordano rabbrividendo tante sceneggiate oltre il limite del razzismo messe in atto dalla Lega Nord nella sua versione iniziale, e molti osservano il nuovo corso di Salvini, con le sue affermazioni, a volte troppo nette, su campi rom, su immigrati clandestini, su diritto all’autodifesa, sulla necessita’ di procedere all’espulsione degli irregolari, e in definitiva di ripristinare per davvero l’ordine pubblico.

E questo sembra intimorire molti, ma sembra piu’ un alibi di coloro che in Albania hanno la coscienza sporca, che non un giustificabile timore dei tanti albanesi immigrati regolari in Italia.

I quasi duecentomila albanesi con passaporto italiano, e gli altri quattrocentomila con un permesso di soggiorno valido, non avrebbero in realta’ molto da temere, ma esiste un rischio di interpretazioni troppo restrittive da parte di alcuni uffici nei rinnovi dei permessi di soggiorno nei probabili casi di disoccupazione.

Si tratterebbe piu’ di un rischio burocratico, che di un rischio politico, perche’ la Lega di Salvini, e con lei il Ministero degli Interni di Salvini, sicuramente non si imbarchera’ in crociate contro gli albanesi o contro una comunita’ straniera in quanto tale, ma solo cerchera’ di aumentare la percezione di sicurezza nella intera popolazione italiana, in particolare nei piccoli centri, cercando di allontanare i soggetti instabili, non registrati, e conseguentemente inaffidabili ai fini delle politiche della sicurezza.

La promessa di Salvini e di Di Maio non e’ quella di cacciare gli stranieri, e la loro vera scommessa e’ quella, per una buona volta, di riuscire a distinguere tra chi e’ civicamente integrato e chi invece vuole solo approfittare del generale buonismo italiano.
Chi invece potrebbe incontrare seri problemi sono proprio quelle migliaia di albanesi che usufruendo dei diritti Shengen pendolano tra Italia e Albania spesso impegnati in attivita’ poco commendevoli. Per loro, sempre ammesso che le sterminate truppe (quasi 350.000 uomini, senza contare le polizie locali) del Ministero degli Interni vogliano e riescano a funzionare efficacemente, si prospettano tempi molto duri.

Quasi lo stesso tipo di peggioramento generale probabilmente incontreranno tutti quei soggetti gia’ catalogati come parte del contingente criminale albanese, includendo anche quelli piu’ strettamente collegati alla politica albanese, che potrebbero venir penalizzati nei loro frequenti viaggi in Italia, o perseguiti efficacemente con operazioni di polizia e di giustizia internazionale. Sicuramente cambiera’ almeno il tono ufficiale delle collaborazioni trasfrontaliere di Polizia, ed un maggior decoro istituzionale costringera’ gli attori, sia albanesi che italiani, ad una maggiore e piu’ efficace collaborazione, e ad una molto maggiore attenzione ai reali risultati finali.

Matteo Salvini e’ ormai lanciato come nuovo leader politico nazionale e non puo’ certo permettersi di restare coinvolto nel fango italoalbanese generato finora da certo “turismo istituzionale”.

In sintesi la “festa” italoalbanese, come e’ stata giocata finora, deve finire, non solo perche’ siano cambiati i suonatori, ma perche’ sono finite anzitempo le vivande del banchetto, e il popolo sovrano ne ha finalmente chiesto conto.