Nga Carloalberto Rossi
Il campo per i rifugiati come metodo di corruzione politica

I giornali albanesi sono pieni di mezze notizie da fonti governative di vari paesi europei e di mezze smentite da fonti governative albanesi su questa incredibile proposta (o richiesta, a seconda delle fonti) di realizzare in Albania (o nei Balcani, a seconda delle fonti) un campo destinato ad ospitare, ancora una volta a seconda delle fonti, o i reduci dell’ISIS o decine di migliaia di rifugiati economici e richiedenti asilo che verrebbero deportati dai paesi dell’Unione Europea, presumibilmente a spese dell’Unone stessa.

E’ una storia paradossale e quantomeno scandalosa, tutti giocano con la loro opinione pubblica interna, ognuno proponendo qualcosa di diverso e smentendo qualcos’altro, ma mai una affermazione chiara fino a ieri, quando una intervista su Deutche Welle di Johan Wadephu, numero due della CDU al Bundestag, ha smentito definitivamente le isteriche smentite del premier Rama: lui ha parlato di una inattesa offerta del governo albanese, che a parer suo deve essere valutata.

Adesso che Rama ha smentito che in Albania si possa fare un campo di rifugiati, ma non ha smentito di aver fatto l’offerta per la sua realizzazione, questo si puo’ spiegare come se l’Europa avesse compreso che, a parte i desideri del governo albanese, in Albania non ci sono le condizioni e nemmeno le garanzie per la costruzione di un tale campo per rifugiati.

Cosi’ finalmente si puo’ comprendere la geniale, ma successivamente ritrattata, uscita del governo Rama: per ottenere il consenso ad una incerta quanto quasi inutile “apertura a condizione” dei negoziati di adesione, Rama si e’ dichiarato disposto a fare una cosa che avrebbe consentito a quasi tutti i partner europei di fingere di aver trovato una soluzione al problema sollevato dal governo Conte – Salvini – Di Maio. Ovviamente questa cosa sarebbe stata fatta a spese della UE (come gia’ e’ successo con la Turchia) e questo avrebbe portato in Albania un sacco di soldi che inevitabilmente sarebbero stati gestiti congiuntamente da ambasciate e governo.

Il colpo di genio sta proprio in questo, con i soldi UE, Rama avrebbe rimesso in moto l’agonizzante economia albanese, avrebbe distratto tutti dai gravi problemi di democrazia interna, passando in secondo piano l’ormai non piu’ negabile fallimento della riforma della giustizia, facendo una grande cortesia a molti partner europei, avrebbe rilanciato l’abusata narrazione dell’Albania terra di ospitalita’ e tolleranza etnica e religiosa, e avrebbe potuto in questo modo “comprare” il consenso europeo all’apertura dei negoziati, eventualmente anche a condizione, e usare questo per far tacere in via definitiva gli oppositori, quelli che lui dice non esistere ma che lo martirizzano ogni giorno. Infatti con il paese invaso da molte migliaia di persone senza documenti sarebbe stato quantomeno necessario rafforzare i controlli di polizia, senza lasciare troppo spazio a proteste e altre cose potenzialmente destabilizzanti.

Infatti le improvvide (secondo Rama) ma di fatto impunite dichiarazioni del vice Ministro degli Interni albanese, Julian Hodaj, sul fatto che l’Albania ai tempi della guerra del Kosovo ha saputo gestire senza problemi 600.000 rifugiati kosovari, sono la prova della volonta’, e l’argomentazione della fattibilita’ per questo insensato progetto.

Vari Ministri degli Interni Europei, principalmente quelli appena insediati e meno informati sui dossier, si erano gia’ espressi in valutazioni generali ma positive su questa idea, cioe’ sono stati tentati dalla corruzione politica messa in atto da Rama, ma le macchine delle varie intelligence europee hanno cominciato immediatamente a raffreddare gli entusiasmi politici.

Sono passati quasi venti anni dai fatti del Kosovo e dall’immediato afflusso di centinaia di migliaia di rifugiati kosovari, e sembra che nessuno ricordi cosa successe esattamente allora.

Quelle ore videro una Albania improvvisamente ed inaspettatamente solidale mettersi in coda al Palasport di Tirana per portarsi a casa propria una famiglia kosovara, ma videro anche la proclamazione di uno stato di emergenza, la fioritura di scandalose speculazioni, la comparsa di migliaia di NGO cariche di soldi in cerca di visibilita’, e infine videro pure la guerra dei trattori a Kukes e la vertiginosa ripresa dell’attivita’ degli scafisti tra Valona e la Puglia, e soprattutto l’intervento militare della Nato in Albania, in parte con la giustificazione della preparazione dei campi per i rifugiati, in parte per poter aprire un secondo fronte di terra verso i territori contesi del Kosovo.

Per alcuni mesi l’Albania funziono’ da lucroso ostello di rifugiati e di eserciti, con benefici economici e numerose immonde speculazioni diffuse in tutto il paese, ma mentre si stava preparando la “winterization” dei campi profughi, che avrebbe portato soldi a non finire, scoppiarono gli accordi di Kumanovo, e come per incanto i kosovari sparirono ritornandosene da soli in Kosovo, lasciando basiti i turisti della solidarieta’ che stavano adattando la loro strategia, dalla lucrosa “winterization” al “rientro organizzato” con colonne di bianchi autobus con le insegne delle Nazioni Unite scortati da policromi fuoristrada dei valorosi volontari arrivati da tutto il mondo.

Fu tutto vano, perche’ i kosovari volevano andare a casa loro, perche’ lo scopo finale di tutto quello era proprio di avere una casa loro, una loro patria. E questo desiderio era piu’ forte delle misere speculazioni di tante spregiudicate NGO straniere e di qualche lestofante locale, e anche della sincera ospitalita’ offerta disinteressatamente da tanti albanesi semplici ai loro “fratelli” o “cugini” kosovari.

Oggi la situazione appare molto diversa da allora, e riesce difficile credere che migliaia di africani di molte provenienze diverse, ma spesso con le tasche piene e la pelle scura, possano suscitare solidarieta’ in una popolazione locale stremata dalle politiche economiche insensate di questo governo, cosi’ come e’ sicuro che la loro volonta’ non e’ certamente quella di ristorarsi dal viaggio per poi tornare da dove sono venuti, come appare del tutto improbabile che uno stato che non ha voluto, o perlomeno non e’ riuscito, a contenere i traffici dei suoi pur ben conosciuti criminali, possa impedire continue fughe di questa gente verso l’Italia o verso il settentrione.

Anzi, lo scenario piu’ probabile sarebbe stato proprio quello di un immediato riposizionamento delle attivita’ criminali albanesi, con il loro ritorno all’origine, a quel traffico di scafisti che ha segnato la vita albanese per molti anni e che ha consentito l’accumulazione di molti capitali oggi investiti nel turismo, per di piu’ con il possibile arruolamento di molti rifugiati come manodopera criminale da impiegare nelle reti di spaccio in Europa, aprendo canali etnici oggi ancora non strutturati.

Ancora una volta la genialita’ malvagia della leadership albanese ha cercato di creare una grande opportunita’, ancora una volta per i propri interessi di casta e non per quelli collettivi, ma questa volta il prezzo che avrebbe dovuto pagare un Europa in crisi di nervi sarebbe stato veramente troppo salato.