Inaspettatamente l’Italia non fa’ la perizia per Xhafaj

La contestata registrazione fornita dal Partito Democratico del dialogo tra “Babale”, il narcotrafficante disoccupato, e il fratello del Ministro degli Interni, il latitante Agron (Geron) Xhafaj, e che avrebbe dimostrato che il fratello del ministro era ancora attivo nel narcotraffico, non sara’ periziata dai laboratori della Polizia Italiana, o almeno non prima di alcuni mesi.

Ne da’ notizia oggi la Procura, ripresa con dati diversi da Shqiptarja.com e da Syri.net, i due organi di stampa principali dei due schieramenti poltici che si azzuffano sulla questione.

La vicenda ha per premio politico la testa del Ministro degli Interni Fatmiri Xhafaj, e presumibilmente la sorte di tutto il governo Rama, perche’ la dimostrazione che il ministro Xhafaj, chiamato a sostituire quel Tahiri troppo coinvolto con i cugini arrestati in Italia, aveva un fratello, non solo latitante, ma pure ancora attivo nel traffico, renderebbe insostenibile la situazione politica.

Ricordiamo che la perizia ai laboratori italiani era stata richiesta dalla procura dopo che il primo ministro aveva affermato di aver fatto una perizia in un mai precisato laboratorio straniero, che in sole 24 ore aveva accertato che la registrazione era falsa.

In seguito proprio Shqiptarja.com era stata accreditata di avere pronto un altro pentito (non richiesto da alcun organo di giustizia) che avrebbe dichiarato di essere stato lui a fare la parte di Agron Xhafaj nella registrazione, ma questa notizia non ha avuto seguiti, se non la stessa dichiarazione pubblica di Basha che decospirava il tentativo di screditare la notizia principale, cioe’ che Agron Xhafaj era un narcotrafficante attivo.

Per dare credibilita’ ad una indagine partita male (ricordiamo che la Procura ha investigato chi denunciava prima ancora che il criminale denunciato) la Procura ha inviato in Italia con rogatoria le registrazioni, ma dopo tre settimane ancora non e’ arrivata la risposta ufficiale.

Nel frattempo l’Ambasciatore d’Italia in Albania, Alberto Cutillo, ha rilasciato una serie di dichiarazioni ambigue ma fortemente sbilanciate a favore di Tahiri e del governo Rama, proprio neli giorni in cui in Italia si stava costituendo il nuovo governo. Tali dichiarazioni, evidentemente non concordate con il potere politico romano, hanno suscitato molte reazioni, sia in Albania che in Italia.

Oggi si viene a sapere da fonte albanese che un conflitto di competenze tra i due ministeri italiani (Giustizia, che riceve le rogatorie, e Interni, che dispone del laboratorio) allungherebbe la procedura della perizia.

La spiegazione fornita da Shqiptarja.com sui conflitti di competenze tra i due ministeri italiani, apparentemente credibile dati i molti precedenti, sembra tesa a nascondere un fatto evidentissimo: oggi, a differenza di allora, e anche se a molti non piace, in Italia esiste un nuovo governo, con un nuovo (e politicamente molto potente) Ministro degli Interni e un nuovo Ministro della Giustizia, espressioni di due partiti finora non coinvolti in tutte le precedenti operazioni di copertura politica italiana delle evidenze criminali del governo albanese, e forse la disponibilita’ complice fin qui riservata da alcune autorita’ italiane al governo di Edi Rama e’ venuta meno.

Quale che possa essere il risultato vero della perizia, il nuovo governo italiano non sembra intenzionato a difendere, a spada tratta e per posizione precostituita come i suoi predecessori, i ministri albanesi coinvolti con il narcotraffico.

Adesso vedremo se qualche altro ambasciatore candidera’ il laboratorio della Polizia del suo paese a risolvere le grane di Rilindja.